Robert Kennedy, neanche con la medicina moderna si sarebbe potuto salvare

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 giugno 2018 6:41 | Ultimo aggiornamento: 20 giugno 2018 23:38
Robert Kennedy, neanche con la medicina si sarebbe potuto salvare (foto Ansa)

Robert Kennedy, neanche con la medicina si sarebbe potuto salvare (foto Ansa)

ROMA – Nemmeno la medicina moderna avrebbe potuto salvare la vita a Robert F Kennedy, morto 50 anni fa per un colpo di pistola alla tempia destra: è quanto emerge da uno studio degli scienziati della Duke University che hanno riesaminato le ferite riportate dal senatore.

Il 5 giugno 1968, all’Hotel Ambassador di Los Angeles, California, il 24enne Sirhan Sirhan [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] sparò più colpi al senatore e la sua morte, a cinque anni da quella del fratello John F Kennedy Jr , scatenò una serie di polemiche sulle circostanze in cui era avvenuto l’omicidio.
Ci vollero 45 minuti prima che arrivasse l’ambulanza per trasportare Kennedy al Good Samaritan Hospital, dove morì dopo 26 ore tra il generale shock, la confusione e domande senza risposta.

Gli scienziati della Duke University hanno riesaminato le ferite e le cure fornite a Kennedy e confermato che 50 anni fa è stato fatto tutto il possibile per salvargli la vita e anche la medicina moderna non avrebbe potuto fare di più.
Come accade nei casi di omicidio di rilievo, immediatamente dopo l’assassinio seguirono immediatamente voci e congetture sul numero di colpi sparati e sulla direzione da cui erano partiti, scrive il Daily Mail.
Il giovane senatore, 42 anni, fu colpito mentre pronunciava un discorso all’Hotel Ambassador a seguito di due importanti vittorie nelle primarie, nel Sud Dakota e in California, dandogli la possibilità di diventare il candidato presidenziale democratico.

La sua campagna stava prendendo slancio e molti americani lo vedevano come potenziale forza di unione dopo un decennio di disordini.
Mentre usciva dall’edificio passando per la cucina, risuonarono gli spari, le pallottole di Sirhan Sirhan colpirono il cranio di Kennedy.
Ha subìto ciò che gli autori dell’attuale studio, hanno definito “grave danno al cervelletto destro e alla corteccia occipitale destra”.
Le ferite da arma da fuoco di qualsiasi tipo, anche oggi, per il 90% circa sono fatali. Come spesso accade con queste lesioni, i ricercatori hanno scoperto che frammenti di proiettile e ossa si erano frantumati e depositati in molti punti del tessuto cerebrale di Kennedy.
All’epoca i medici non avevano la possibilità di eseguire la TAC che avrebbe consentito di effettuare un piano d’azione più delicato prima di eseguire l’intervento.
Ma la craniotomia che hanno effettuato i medici di Kennedy era essenzialmente la stessa a cui sarebbe stato sottoposto attualmente nei migliori ospedali.
Oltre ai progressi nell’imaging, gli autori sostengono che oggi avrebbero fatto delle piccole modifiche nelle cure post operatorie ma probabilmente non avrebbero cambiato la situazione.
“Nonostante i numerosi progressi nel campo dell’imaging, dell’anestesia e della tecnica chirurgica fatti negli ultimi 50 anni, il danno al tronco cerebrale e ai vasi sanguigni collegati continua a essere comunque devastante” ha affermato il co-autore dello studio, Shivanand Lad.
Jordan Komisarow, altro autore, ha aggiunto: “A detta di tutti è stato compiuto uno sforzo tenace e coraggioso per salvare la vita del senatore. Sfortunatamente, un infortunio simile potrebbe essere fatale o gravemente debilitante anche nel 2018”.