Soleimani, funerali al grido di “morte all’America”. Nuovo raid Usa uccide comandante milizie filo-Iran

di Daniela Lauria
Pubblicato il 4 Gennaio 2020 9:43 | Ultimo aggiornamento: 4 Gennaio 2020 15:29
Soleimani, funerali al grido di "morte all'America". Nuovo raid Usa uccide comandante milizie filo-Iran

Iraniani in piazza contro il raid Usa che ha ucciso il generale Soleimani (foto Ansa)

BAGHDAD – Migliaia di iracheni sabato mattina a Baghdad partecipano al corteo funebre del generale iraniano Qassem Soleimani, al grido di “morte all’America”. Intanto, nella notte, un nuovo raid aereo Usa in Iraq, a nord della capitale Baghdad, ha ucciso un comandante delle forze di Mobilitazione Popolare filo-Iran. Lo riferiscono sia la tv di Stato irachena che fonti del Pentagono a Newsweek.

Il corteo funebre, con le bare di Solemaini e del suo principale luogotenente in Iraq, Abu Mehdi al-Mouhandis sfila tra le vie del distretto di Kazimiya, dove si trova un santuario sciita. Al termine, nella zona verde di Baghdad, si terrà un funerale nazionale ufficiale alla presenza di molti leader iracheni. I resti di Soleimani saranno portati in Iran dopo la cerimonia.

Quanto al nuovo attacco aereo da parte degli Usa, la tv irachena non specifica l’identità del comandante rimasto vittima del raid, riferendo soltanto di “morti e feriti” stando a una fonte della polizia locale. Ma secondo l’emittente iraniana Press Tv, nel corso dell’attacco sarebbe stato ucciso Shibl al Zaidi, leader delle Brigate Imam Ali, milizia che fa parte delle Unità di mobilitazione popolare (Pmu) allineata con l’Iran. Secondo fonti militari irachene, nel raid, avvenuto nell’area di Taji, sono rimaste uccise sei persone appartenenti alle milizie filo-iraniane che viaggiavano su tre veicoli. Con al Zaidi sarebbero stati colpiti suo fratello e cinque guardie del corpo. Così anche il Pentagono, secondo il quale, “con molta probabilità” l’attacco mirato ha portato alla morte di Shubul al-Zaidi.

Ieri, due giorni dopo l’assalto all’ambasciata statunitense in Iraq, Trump ha ordinato di eliminare il capo delle milizie al-Quds di Teheran: il generale Qassem Soleimani, rischiando di scatenare un terremoto nella geopolitica mediorientale. Soleimani, figura quasi leggendaria, è stato ucciso in un raid all’aeroporto di Baghdad. Considerato uno degli uomini più potenti in Medio Oriente, generale, stratega con ambizioni politiche, Soleimani era spesso apparso al fianco della Guida Suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, ma si è sempre mosso nell’ombra, arcinemico di Usa e Israele.

Teheran ha giurato vendetta: la Guida Suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha promesso “una dura rappresaglia”. Inequivocabile la minaccia degli uomini di Solemaini, i temibili Pasdaran: “La gioia diventerà presto lutto”. Una minaccia alla quale Washington ha risposto confermando un dispiegamento di ulteriori forze sul territorio. “Non abbiamo agito per iniziare una guerra ma per terminarla”, ha sottolineato il presidente Usa. “Non vogliamo un cambio di regime in Iran, ma “le aggressioni di Teheran nella regione, incluso l’uso di combattenti per destabilizzare i suoi vicini, devono terminare, e devono terminare ora”.

“Gli Stati Uniti hanno di gran lunga il miglior esercito del mondo; abbiamo la migliore intelligence del mondo. Se gli americani di tutto il mondo sono minacciati, abbiamo già identificato degli obiettivi. E sono pronto a intraprendere qualsiasi azione necessaria, in particolare nei confronti dell’Iran”, ha ammonito Trump.​

Fonti: Ansa, Agi, Newsweek