Terremoto in Cile: oltre 700 morti e circa 2 milioni di sfollati

di Alessandro Avico
Pubblicato il 1 Marzo 2010 10:14 | Ultimo aggiornamento: 17 Luglio 2011 12:16

Un bilancio ufficiale del terremoto in Cile sale temporaneamente a 723 morti, due milioni di sfollati, migliaia di feriti, un numero indeterminato di dispersi e un milione e mezzo di edifici distrutti. Chiuso, ancora per 48 ore, l’aeroporto internazionale di Santiago, i cui sistemi radar e i terminali sono stati gravemente danneggiati.

Il bilancio è destinato a salire, secondo la presidente Michelle Bachelet, che ha dichiarato «lo stato di catastrofe eccezionale» in due delle regioni più toccate dal terremoto, Maule e Biobio, nel sud e nel centro del Paese. Proprio in Cile, il 22 maggio 1960, a Valdivia si era registrato il più forte sisma nella storia del mondo, di magnitudo 9,5: sisma che aveva provocato oltre 3mila morti. La prima stima dei danni, secondo la società americana specializzata Eqecat, è pari a 15-30 miliardi di dollari (tra gli 11 e i 22 miliardi di euro) vale a dire il 10-15% del prodotto interno lordo del paese.

Intanto si è venuto a sapere che Federico Albertini, giovane insegnante di Ascoli Piceno, da tre anni a Concepciòn, tra le più duramente colpite dal sisma, sta «bene» e al momento del terremoto «era fuori città». Nell’ascolano si tira un sospiro di sollievo dopo l’angoscia delle prime ore dopo la tragedia, quando di lui si erano perse le tracce. La notizia del contatto con Albertini è rimbalzata nel pomeriggio italiano dall’altra parte dell’Oceano. Ed è stata proprio l’ambasciata italiana a dare la notizia, dopo che aveva lanciato un appello – a cui lui stesso ha risposto – a farsi vivo. Purtroppo la mancanza di energia elettrica e di rifornimenti di viveri e acqua sta agevolando i saccheggi in tutto il paese.

La tv cilena ha mostrato decine di persone che hanno preso d’assalto un supermercato a Concepcion (il secondo centro più grande, dopo la capitale Santiago), molte portando via viveri ma altre anche televisori al plasma e altri articoli non di prima necessità. Il sindaco della città, ha addirittura chiesto l’intervento dell’esercito per ristabilire la sicurezza nella città. «Il governo centrale deve inviarci dei miltari. Farò un appello pubblico al ministero della difesa – ha precisato – affinchè ci mandino personale armato». Intanto, si continua a scavare. Anche se il lavoro di soccorritori e forze in campo è stato ulteriormente aggravato dal ripetersi di scosse.

È scoppiata, nel frattempo, una dura polemica per l’errore commesso dalla marina militare: secondo il governo non è stato previsto per tempo che dopo il sisma di sabato era in arrivo sulle coste (dove nei pressi di Concepcion si sono registrati centinaia di dispersi nei camoeggi) uno tsunami di proporzioni gigantesche. Il ministro della difesa, Francisco Vidal, ha puntato l’indice senza pietà contro gli alti ufficiali, persino con un po’ di ironia: «Quello che abbiamo visto nelle nostre coste del centro-sud è stato un maremoto, come chiunque lo avrebbe definito da qui al Burundi. C’è stato un errore».

Parole chiare, di fronte alle quali, dopo aver accusato il colpo, la marina ha risposto, alimentando però ancora di più la polemiche: la responsabilità, hanno spiegato i militari, è dell’Onemi, la protezione civile di Santiago, «alla quale quale avevamo detto qual era la situazione». La responsabile dell’Onemi, Carmen Fernandez, ha a sua volta rinviato la palla nel campo della marina: «È vero che abbiamo ricevuto un rapporto, nel quale si diceva però che l’epicentro del terremoto era nell’entroterra, non nel mare: fatto che, ovviamente, non innesca uno tsunami». Insomma, un brutto pasticcio che ha reso più grave la tragedia vissuta in queste ore. Tutta la comunità internazionale si sta stringendo intorno al Paese latino-americano.

Alcune organizzazioni associate di Agire stanno conducendo un’analisi dei bisogni dei terremotati in per capire in che modo dare supporto significativo alla capacità del governo cileno di rispondere alla situazione di emergenza. Agire sta monitorando l’evolversi della situazione per valutare, qualora le condizioni si aggravassero ulteriormente, l’opportunità di lanciare un appello di raccolta fondi in favore delle popolazioni colpite. Intanto Hillary Clinton sarà martedì in visita a Santiago. Il Papa domenica nell’Angelus ha rivolto una preghiera «implorando Dio» perché dia alle popolazioni colpite «sollievo e coraggio». La Commissione Ue ha stanziato con procedura d’urgenza tre milioni di euro per gli aiuti di prima necessità per le popolazioni colpite dal terremoto.

La decisione, preannunciata dal presidente dell’eurogoverno Josè Manuel Barroso, rappresenta un atto di «solidarieta con i cileni», ha indicato il commissario Ue all’aiuto umanitario Kristalina Ghoerghieva. Anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio al presidente cileno Michelle Bachelet ha sottolineato che l’Italia è vicina al dolore del Cile e assicura «ogni possibile sostegno nell’emergenza e nella ricostruzione».