Tunisia, è morta a 36 anni Lina Ben Mhenni, blogger e attivista della rivoluzione dei gelsomini

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 27 Gennaio 2020 12:40 | Ultimo aggiornamento: 27 Gennaio 2020 12:40
Tunisia, è morta a 36 anni Lina Ben Mhenni, blogger e attivista della rivoluzione dei gelsomini

Tunisia, è morta a 36 anni Lina Ben Mhenni, blogger e attivista della rivoluzione dei gelsomini (Foto Ansa)

MILANO  –  Aveva la forza di una lottatrice, ma il fisico fragile, con una salute resa ancora più precaria dalle botte ricevuta durante gli arresti. E’ morta ad appena 36 anni Lina Ben Mhenni, blogger tunisina, giornalista, docente universitaria e, soprattutto, paladina del diritto alla libera espressione e attivista dei diritti umani, figlia del noto attivista tunisino, Sadok Ben Mhenni, militante marxista imprigionato da Bourghiba

Lina si è spenta dopo una lunga malattia autoimmune che l’aveva costretta ad un trapianto di rene. Il suo blog A Tunisian Girl divenne famoso in tutto il mondo durante la rivoluzione dei gelsomini nel 2011 in Tunisia ed è stata spesso considerata come “la voce della rivolta tunisina”. 

Lina era andata a Sidi Bouzid, dove il commerciante e attivista tunisino Mohamed Bouazizi si era dato fuoco il 17 dicembre del 2010 per protestare contro le condizioni economiche della Tunisia, per poi morire il 4 gennaio del 2011, dando così inizia a tutte le rivolte poi finite sotto il termine di Primavera araba. 

Lina era stata la prima a raccontare quanto stava accadendo sul suo blog. Nel 2011 aveva pubblicato, per le edizioni Indigène, Tunisian Girl, blogueuse pour un printemps arabe, in cui racconta la sua storia di blogger indipendente e di manifestante, prima e dopo la rivoluzione.

Nel 2011 era stata candidata al premio Nobel per la Pace e molti sono stati i riconoscimenti che ha ricevuto in questi anni, tra i quali il Premio Roma per la Pace e l’Azione Umanitaria, il Premio come migliore reporter internazionale del quotidiano El Pais nel 2011, il Premio Sean MacBride per la Pace, il Premio Minerva per l’azione politica, il Premio Ischia Internazionale di Giornalismo nel 2014.

Negli anni successivi alla rivoluzione si era sempre interessata ai problemi della gente comune, denunciando le violazioni ai diritti umani e i soprusi al potere, finendo anche per vivere sotto scorta per le minacce di morte ricevute.

Negli ultimi tempi aveva aderito con entusiasmo al movimento #EnaZeda, traduzione letterale di ‘Anch’io’, versione tunisina del fenomeno mondiale #Metoo a difesa di tutte le donne tunisine molestate. Grande il cordoglio in Tunisia da parte di giornalisti e società civile.

Solo pochi giorni fa, il 19 gennaio, scriveva sul suo blog: “Da ieri mi sento così fortunata grazie ai miei amici che mi hanno organizzato una piccola sorpresa. Ci tengo a dirvi che questa mattina sono stata in ospedale, ho fatto le mie analisi e i controlli e risulta un leggero miglioramento ed è grazie a voi: alle vostre parole, alle vostre visite, alle vostre rose e ai vostri sforzi continui per aiutarmi in questo periodo molto difficile della mia vita”. (Fonti: Afp, Ansa, A Tunisian Girl)