Usa, poliziotti usano impronte del defunto per sbloccare smartphone: parenti protestano

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 aprile 2018 6:33 | Ultimo aggiornamento: 24 aprile 2018 14:16
Poliziotti Usa prendono impronte morto per sbloccare smartphone davanti alla famiglia

Usa, poliziotti usano impronte del defunto per sbloccare smartphone: parenti protestano

MIAMI – Gli agenti di polizia sono entrati nella camera ardente a Largo, in Florida, hanno preso il dito del defunto e hanno cercato di usare le sue impronte per sbloccare il suo smartphone. Una scena che i parenti del morto, ucciso proprio dalla polizia durante un controllo, hanno faticato a digerire, soprattutto perché nessuno ha avuto il tatto di avvisare la famiglia di Linus F. Phillip di quanto sarebbe accaduto.

L’episodio è avvenuto lo scorso 20 aprile all’interno delle pompe funebri dove si trovava il corpo di Linus, ucciso il 28 marzo con un colpo di pistola sparato ad un agente di polizia durante un controllo per le strade di Largo. Gli agenti, entrando nella camera ardente, non hanno commesso reato: è legale utilizzare le impronte digitali di un defunto per sbloccare smartphone o per risvolti relativi alle indagini in corso. Legale, ma pur sempre una mancanza di tatto e di rispetto verso la famiglia che ha perso il proprio caro.

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Victoria Armstrong, la fidanzata del giovane ucciso, è rimasta sotto shock e ha protestato: “Nessuno ci ha avvisato che sarebbero arrivati, sono molto critica riguardo la discrezione delle camere ardenti ora”.  Charles Rose, direttore del Centro per avvocati d’eccellenza dell’università di legge di Stetson, ha commentato: “Un defunto probabilmente non ha interesse in quello che rimane del proprio corpo, ma la sua famiglia sicuramente sì”.

Le autorità avevano bisogno del contenuto del telefono della vittima per ricostruire quanto accaduto il giorno della sua morte, come riporta Fanpage:

“La ricostruzione della morte di Philip non ha del tutto convinto i suoi familiari: il giovane è stato ucciso il 28 marzo, all’interno di un parcheggio di una stazione di servizio della Wawa. Secondo quanto scrivono i media Usa, la macchina che aveva preso a noleggio aveva i vetri oscurati. Un particolare che avrebbe spinto due agenti ad avvicinarsi per un controllo. Gli agenti avrebbero riferito di aver sentito un forte odore di marijuana intimando al giovane di scendere dalla macchina. In quel momento Philip avrebbe cercato di scappare. A quel punto sarebbero partiti gli spari. L’inchiesta sulla morte di Philip si intreccia con un’altra che riguarda il traffico di droga. Per entrambe, le autorità avevano bisogno di visionare il contenuto dello smartphone della vittima. Teoricamente ciò sarebbe stato ancora possibile fra le 48 e le 72 ore dopo la morte”.

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