Usa: i compiti degli studenti americani vengono corretti in India

Pubblicato il 13 Aprile 2010 10:26 | Ultimo aggiornamento: 13 Aprile 2010 10:26

Migliaia di test, compiti, tesine degli studenti universitari americani vengono corretti in Estremo Oriente. E’ la globalizzazione. E’ il germe della delocalizzazione e dello sfruttamento della manodopera a basso prezzo che intacca anche il mondo dell’istruzione.

Unite il tentativo di risparmio di un’Università americana alla poca voglia di correggere i compiti dei professori e avrete ciò che succede al West Hills Community College di Coalinga, in California dove i prof appaltano la correzione dei compiti a loro amologhi indiani, malesiani e di Singapore. Una pratica così diffusa che la preside ha dovuto porre un limite: si possono «esternalizzare» non più di tre esercitazioni su cinque per ogni materia.

E non perché alla dirigente universitaria non piaccia il principio, ma perché altrimenti non c’è più convenienza e si spende troppo: 12 dollari a tesina è sicuramente un prezzo vantaggioso, ma moltiplicato per migliaia di «pezzi» creava una voragine nei bilanci.

Il principio su cui si è costruita questa particolare “esternalizzazione” (diffusa anche in altre Università americane) è quello del taylorismo: far fare agli altri ciò che fanno meglio di noi, e pagarli meno in modo da ridurre i costi. I lavoratori più adatti sono stati individuati nei laureati dell’Estremo Oriente: India, Malesia, Singapore. Che parlano inglese, sono meticolosi e docili alla formazione, e si accontentano di pochi dollari. Soprattutto le laureate-madri in cerca di un lavoro da svolgere in casa, mentre accudiscono i figli.

I dubbi non mancano. Ad esprimerli ci pensa la presidente dell’Associazione docenti di inglese degli Stati Uniti, Marilyn Valentino: «Per un buon insegnamento occorre il contatto diretto con gli studenti – dice – correggere i loro scritti e dare i voti è parte integrante dei nostri doveri». Poi, c’è la questione di tutto quel denaro che se ne va all’estero: «Non sarebbe meglio investirlo nell’assunzione di nuovo personale per le nostre aule?». Infine, la questione più scottante: «Non finirà che più nessun professore leggerà una riga di quei compiti che non aveva nessuna voglia di correggere?».