(Foto Ansa)
Clamoroso: la famigerata banda criminale della cosiddetta “Uno Bianca” ha compiuto alcuni omicidi su ordine dei servizi segreti. Vero, falso? Certamente inquietante. La rivelazione shock apre in ogni caso un supplemento di indagini. La Procura si è già attivata. La “nuova verità” è emersa nel corso della intervista, in onda martedì sera, che Francesca Fagnani ha fatto a Roberto Savi, il capo della banda di poliziotti che seminò il terrore negli anni Novanta. Intervista rilasciata da Savi dopo 32 anni di silenzio impenetrabile. Ma di fronte alle telecamere della trasmissione “Belve Crime” (Rai2) il boss si è sciolto. Inequivocabile il suo passaggio centrale: “Alcuni omicidi non li abbiamo voluti noi”, frase scivolata tra allusioni e lunghi silenzi. Ma una frase che fa ora vacillare quel velo che da quasi 40 anni copre la “vera verità”.
Roberto ha parlato di sé, del carcere, del rapporto con i fratelli Fabio e Alberto ma, soprattutto ha lanciato la bomba dei suoi legami con gli apparati “che prima hanno evitato ci prendessero e poi ci hanno fatto prendere”. Gli inquirenti andranno a Bollate per capire se il boss ha detto la verità o abbia tentato di depistare le indagini. Sopratutto vorranno verificare se è vero che Roberto Savi veniva spesso a Roma e, come ha detto lui, “stava nella capitale tutte le settimane almeno 2 o 3 giorni”.
Sette anni di terrore
La banda della Uno Bianca ha compiuto oltre 100 azioni criminali tra Emilia Romagna e Marche nel periodo tra il 1987 e il 1994. Bilancio terrificante: 24 morti e 114 feriti. Nel novembre ‘94 le indagini hanno scoperto che i componenti del gruppo erano quasi tutti poliziotti guidati dai fratelli Savi. I processi si sono conclusi con la condanna all’ergastolo per i tre fratelli Savi e per Marino Occhipinti (scarcerato nel 2018 dopo 24 anni di detenzione perché autenticamente “pentito” e nuovamente arrestato nel 2024 per aver picchiato la compagna).
La rabbia dei famigliari
L’intervista a Roberto Savi ha suscitato la rabbia dei famigliari delle vittime. Primo fra tutti, come riporta QN, Alberto Capolungo figlio di Pietro, un ex carabiniere inserito nei servizi segreti. Alberto ha definito l’intervista “una operazione indegna. Sto pensando di querelarlo. Per noi famigliari tutto ciò è intollerabile. Se ha qualcosa da dire, lo dica ai magistrati. Mio padre non ha mai fatto parte dei servizi segreti: quindi parliamo di niente”. La conduttrice Francesca Fagnani si associa: “Giusta la reazione dei famigliari. Noi quello che abbiamo provato a fare è dare un contributo nella direzione della verità. Speriamo che possa essere utile ed eventualmente raccolto nelle sedi competenti”.
Una mini serie televisiva
A conferma del clamore suscitato dalla Uno Bianca, il regista Michele Soavi ha diretto una mini serie televisiva basata su episodi di cronaca realmente avvenuti. Due puntate trasmesse nel 2001 che hanno riscosso un notevole successo. Protagonista l’attore romano Kim Rossi Stuart interprete dell’ispettore Valerio Malesi della polizia di Rimini; l’ispettore che ha infilato la pista giusta che ha condotto all’arresto della intera banda.
