Ebola in Congo, cresce l’allarme: aumentano i casi e Medici senza frontiere avverte “È una corsa contro il tempo” (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Continua a peggiorare la situazione sanitaria nella Repubblica Democratica del Congo, dove il nuovo focolaio di Ebola sta facendo registrare numeri sempre più preoccupanti. Secondo gli ultimi aggiornamenti, i casi riconosciuti hanno ormai raggiunto quota mille, mentre il bilancio delle vittime continua a salire, alimentando la preoccupazione delle autorità sanitarie internazionali.
L’Organizzazione mondiale della sanità ha innalzato il livello di allerta, definendo il rischio epidemico nazionale “molto alto”, mentre cresce il timore di una diffusione ulteriore verso i Paesi confinanti. A preoccupare gli esperti è soprattutto il ceppo Bundibugyo, una variante particolarmente insidiosa per la quale al momento non esiste un vaccino approvato.
L’allarme di Medici senza frontiere: “È una corsa contro il tempo”
A lanciare l’allarme è anche Medici senza frontiere, impegnata sul campo nelle operazioni di contenimento dell’epidemia. L’organizzazione ha sottolineato come la rapidità di intervento sarà decisiva per limitare il numero dei contagi e contenere il rischio di espansione del virus. “È una corsa contro il tempo”, è il monito lanciato dagli operatori umanitari, che chiedono un’immediata mobilitazione internazionale. Le difficoltà logistiche, l’instabilità di alcune aree del Paese e la carenza di strutture sanitarie adeguate stanno infatti complicando il tracciamento dei contatti e l’assistenza ai pazienti. L’OMS ha già inviato forniture di emergenza e squadre specializzate, ma la risposta sanitaria resta estremamente complessa.
Il timore di una diffusione oltre i confini
L’attenzione resta alta anche nei Paesi vicini, in particolare Uganda e Sud Sudan, dove sono già stati rafforzati i controlli sanitari alle frontiere. Alcuni casi collegati al focolaio congolese sono stati monitorati fuori dall’epicentro dell’epidemia, aumentando il livello di allerta internazionale.
Le autorità sanitarie temono che il ritardo nell’individuazione dei primi casi abbia favorito una circolazione silenziosa del virus per diverse settimane. Per questo la comunità internazionale guarda con estrema preoccupazione all’evoluzione dell’emergenza, nella speranza che il contenimento possa avvenire prima di una diffusione su scala ancora più ampia.
