Antitrust multa Poste Italiane: raccomandate non consegnate. Causano anche reati prescritti

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Settembre 2020 8:59 | Ultimo aggiornamento: 15 Settembre 2020 8:59
Antitrust multa Poste Italiane: raccomandate non consegnate in tempo. Causano anche reati prescritti

Antitrust multa Poste Italiane: raccomandate non consegnate. Causano anche reati prescritti (Foto d’archivio Ansa)

Antitrust multa Poste Italiane: 5 milioni di euro con l’accusa di mancata consegna delle raccomandate (che ha fatto andare in prescrizione anche reati penali).

Antitrust, multa a Poste Italiane per le raccomandate

L’Antitrust ha irrogato a Poste Italiane una sanzione di 5 milioni di euro. Si tratta del massimo consentito dalla legge. L’accusa: “Aver adottato una pratica commerciale scorretta in violazione del Codice del Consumo, consistente nella promozione, risultata ingannevole, di caratteristiche del servizio di recapito delle raccomandate e del servizio di Ritiro Digitale delle raccomandate”.

Lo comunica l’Autorità in una nota. Per il Garante il comportamento di Poste provoca danni non solo ai consumatori, ma anche al sistema giustizia del Paese.

Mancata consegna delle raccomandate, reati in prescrizione

La mancata consegna delle raccomandate da parte di Poste italiane provoca “gravi danni al sistema giustizia del Paese per i ritardi dovuti ad errate notifiche nell’espletamento dei processi. Soprattutto i processi penali, con conseguente prescrizione di numerosi reati”. E’ quanto sottolinea l’Antitrust. L’Autorità ricorda di aver più volte sollevato la questione nelle Relazioni Annuali sullo stato della giustizia.

I problemi delle raccomandate: i tempi e la pubblicità

In particolare, l’Autorità ha accertato che il tentativo di recapito delle raccomandate “non sempre rispetta la tempistica e la certezza enfatizzate nei messaggi pubblicitari. Venendo, peraltro, frequentemente effettuato con modalità diverse da quelle prescritte dalla legge.

Infatti, Poste Italiane talvolta utilizza per comodità il deposito dell’avviso di giacenza della raccomandata nella cassetta postale. Anche quando sarebbe stato possibile consegnarla nelle mani del destinatario”.

I reclami per il mancato tentativo di consegna

L’Antitrust parla di “numerosissimi” reclami dei consumatori che hanno segnalato il mancato tentativo di consegna delle raccomandate. Anche quando avevano la certezza di essere stati presenti nella propria abitazione. Si pensi ad esempio alle persone costrette a casa in quanto portatrici di handicap o per l’emergenza sanitaria durante il lockdown.

La conseguenza di questi comportamenti, in relazione ai quali Poste Italiane non ha adottato le dovute misure di controllo e correttive, provoca, secondo il Garante, “un inammissibile onere a carico dei consumatori costretti a lunghe perdite di tempo e di denaro per poter ritirare le raccomandate non diligentemente consegnate”.

Il ritiro digitale

L’Autorità ha inoltre accertato la sussistenza di omissioni informative anche nei messaggi pubblicitari di promozione del servizio di ritiro digitale delle raccomandate, in quanto non viene chiarito che tale servizio è utilizzabile per i soli invii originati digitalmente.

“Le condotte descritte provocano, inoltre, gravi danni al sistema giustizia del Paese per i ritardi dovuti ad errate notifiche nell’espletamento dei processi, soprattutto quelli penali, con conseguente prescrizione di numerosi reati, come più volte affermato nelle Relazioni Annuali sullo stato della giustizia citate nel provvedimento”, segnala ancora il Garante.

Data “l’estrema gravità e frequenza della pratica ed i notevolissimi danni arrecati ai consumatori”, la sanzione ha il valore della misura massima. “Tuttavia, – spiega ancora l’Autorità – la medesima non risulta deterrente in rapporto al fatturato specifico generato da Poste Italiane nel solo anno 2019 pari a 3,492 miliardi di euro. Al riguardo, non è ancora in vigore nell’ordinamento nazionale la Direttiva Europea 2019/2161 che fissa il massimo edittale della sanzione irrogabile al 4% del fatturato annuo”. (Fonte: Ansa)