Cingolani: radical chic catastrofe ambientale della politica ed economia

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 2 Settembre 2021 - 10:39 OLTRE 6 MESI FA
Cingolani: radical chic catastrofe ambientale della politica ed economia

Cingolani: radical chic catastrofe ambientale della politica ed economia (nella foto Ansa, il ministro Cingolani)

Roberto Cingolani è nel governo Draghi ministro della Transizione Ecologica e da ieri anche autore di una micro transizione dall’ipocrisia pigro-progressista alla esposizione empirico-scientifica dei fatti. Finalmente qualcuno che, avendo responsabilità di governo, dice e distingue non solo tra ciò che è possibile e ciò che è fatuo.

Cingolani distingue anche tra ciò che è utile e ciò che è dannoso. Utile oppure dannoso per l’ambiente del pianeta Terra (o meglio per l’ambiente del pianeta Terra a misura di umanità), utile oppure dannoso per l’ambiente sociale in cui l’umanità non può che vivere.

Finalmente qualcuno che da posizioni di governo dice ciò che è evidente: una parte dell’ambientalismo si veste di usurpati panni di progressisti valori e programmi ma in realtà è portatore di istanze regressive. E in nome di queste fa danno e intralcia la stessa Transizione ecologica.

I costi sociali ed economici della torsione/sostituzione delle fonti energetiche

Per un certo ambientalismo il passaggio dalle fonti energetiche basate su idrocarburi ad altre è una missione di evangelizzazione di purificazione morale del mondo peccatore. Per Cingolani il passaggio è invece una transizione storica, un processo politico e sociale, una mutazione economico produttiva cui va costruito alveo dove scorrere e non straripare.

Un processo che per governarlo occorre competenza tecnica, disponibilità culturale a contemperare (non mediare, costruire insieme) condizioni storiche, politiche, sociali, economiche e tecnologiche per attuare la transizione. E per far sì che questa non sia dramma di decine di milioni di umani, per far sì che un’ondata di reazione sociale non ostacoli, sommerga, neghi, maledica la transizione. Ma l’ambientalismo, un certo ambientalismo di professione e associazione, si diletta di una Arcadia non solo mai esistita.

Quell’Arcadia, se esistesse, sarebbe profondamente ostile a tanti degli umani, ad essi inaccessibile. Dice Cingolani (e lo dice perché non ha voti elettorali da perdere o acquistare) che “ambientalismo radical chic è peggio della catastrofe verso la quale andiamo sparati” e che “l’ambientalismo radical chic oltranzista e ideologico è parte del problema”.

Cingolani: Ideologia? Asticelle di ideologia

Ideologia ambientalista oltranzista? Ideologia è parola grossa, ideologia è in origine e in prospettiva una scienza unitaria del mondo e/o della storia umana. Quella cui Cingolani si riferisce più che un’ideologia (definirla così sarebbe omaggio esagerato) è una moda-abitudine-postura della politica, dell’informazione e della chiacchiera finto colta.

Con scontata e accettata incompetenza la moda-abitudine-postura ha stabilito l’indice delle fonti di energia benefiche e quelle malefiche, quindi ha emanato comandamenti. Semplici, elementari, ignoranti comandamenti: ogni fabbrica è il Male, ogni fattoria è il Bene (purché piccola). Gli umani che producono per via di combustili fossili sono peccatori e, tolto loro il peccato, facciano…penitenza.

E se e quando mai ci fossero tecnologie più efficienti ed economiche del pannello solare o della pala eolica, allora va consultato il libro sacro: se la tecnologia nuova lì non c’è tra quelle approvate dai sacerdoti dell’Arcadia, allora quella tecnologia va maledetta e bandita. Ha esagerato nel dire Cingolani? No, proprio no: la prova sta nel subitaneo insorgere e protestare dell’ambientalismo radical chic, ideologico e oltranzista.