Pensione in prestito 3 anni prima: 700 al mese da ridare all’Inps

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 gennaio 2014 10:41 | Ultimo aggiornamento: 7 gennaio 2014 10:41
Pensione in prestito 3 anni prima: 700 al mese da ridare all'Inps

Pensione in prestito 3 anni prima: 700 al mese da ridare all’Inps

ROMA – Pensione in prestito 3 anni prima: 700 al mese da ridare all’Inps. Il lavoratore cui mancano due o tre anni di contributi per accedere alla pensione, potrebbe scegliere volontariamente l’uscita anticipata prendendo un anticipo di pensione di massimo 600-700 euro al mese da restituire all‘Inps quando decorrano i requisiti ordinari per il trattamento pensionistico. Cioè, l’Inps, dopo due o tre anni, gli verserebbe l’assegno cui ha diritto trattenendo a titolo di restituzione una quota calcolata sulla base dell’aspettativa di vita e non superiore al 10/15% dell’importo totale. E’ un’idea non nuova del ministro Enrico Giovannini per evitare nuovi esodati senza stravolgere troppo la riforma Fornero incentivando le uscite anticipate (che fanno salire il costo della spesa previdenziale).

Il “prestito pensionistico” si concentrerebbe sul riconoscimento con anticipo di 2 o 3 anni della pensione maturata nei confronti di soggetti rimasti senza impiego e senza ammortizzatore sociale, con almeno 62 anni di età e 35 anni di contributi. Una specie di “sussidio di ultima istanza” lo definisce il Sole 24 Ore che dovrebbe coinvolgere 10-15 mila lavoratori nel 2014. Il meccanismo, appunto, si fonderebbe su un prestito dell’Inps risarcibile attraverso micro-prelievi sull’assegno una volta che siano scattati i requisiti ordinari di accesso alla pensione. Il problema resta, come al solito, trovare le coperture necessarie al finanziamento dell’operazione.

Entro gennaio il Governo presenterà ai sindacati un progetto di “manutenzione” della riforma delle pensioni. Di nuovo nel mirino del ministro del Lavoro Enrico Giovannini le pensioni d’oro e d’argento: alludiamo agli assegni medio alti, in particolare a quelli con connotazione retributiva (cioè quelle calcolate sull’ultimo stipendio e non sugli effettivi contributi versati). Nel mirino finiscono anche le reversibilità, sempre in rapporto al passaggio al sistema contributivo. Ed eventualmente verrà ancora rivisto il meccanismo di cumulo tra diversi trattamenti previdenziali.

Per fine febbraio sono attese le prime indicazioni anche per evitare ricadute negative a livello costituzionale e per scongiurare collisioni con le misure in cantiere per introdurre elementi di flessibilità sia per chi vuole lasciare in anticipo il lavoro rispetto ai requisiti necessari, sia per le imprese che intendono ringiovanire il proprio personale.