Il tesoro del Trentino, dove il federalismo è d’oro. Bolzano ha 5 miliardi l’anno e si tiene il 90% delle tasse

Pubblicato il 11 Febbraio 2011 12:34 | Ultimo aggiornamento: 11 Febbraio 2011 12:39

BOLZANO – Hans Heiss, consigliere provinciale dei Verdi, dice che “dal cielo sta scendendo la manna”. “Il nostro presidente Luiss Durnwalder è un mercante di buoi ma il suo mestiere lo sa fare. Mette sul piatto della bilancia i due voti dei deputati della Svp e in cambio riesce a portare a casa tutto. Da quando il governo Berlusconi è in bilico, quei due voti sono diventati un patrimonio. Bolzano ha conquistato la propria fetta del parco nazionale dello Stelvio e sulla delicatissima vicenda dei monumenti che ricordano il fascismo – e anche gli alpini – è arrivata carta bianca. Il ministro Bondi, per avere l’astensione dell’onorevole coppia Svp, ha mandato una lunga lettera che si può sintetizzare così: presidente Durnwalder, faccia quello che le pare”. Ma quanto costa al resto d’Italia “tenere buoni” gli altoatesini?

Ettore Livini e Jenner Meletti per Repubblica provano a rispondere. La Provincia bolzanina si tiene in tasca il 90% delle tasse ma ha pronte nuove richieste. “I bellunesi guardano l’Alto Adige così come la piccola fiammiferaia guardava l’oca arrostita sulla tavola della famiglia ricca”. Quanto rende, essere bolzanini? Che cosa succederà nell’ormai ex parco nazionale dello Stelvio, dopo che Bolzano comanderà la propria grande fetta? Gli alpini in carne e ossa, quelli del IV Reggimento, sono già stati sfrattati e mandati nel Veronese. Ci sarà lo sfratto anche per il monumento all’alpino di Brunico, ridotto a un moncone dopo lo scoppio di due bombe?
Il tesoretto annuo della Provincia di Bolzano è pari a 5,2 miliardi, di cui 3,5 miliardi derivanti da entrate tributarie. Da dove arriva questa montagna d’oro? Dalla devolution fiscale che oggi lascia sul territorio il 90% delle tasse raccolte a livello locale oltre a una quota di trasferimenti pubblici. Le entrate tributarie per abitante a disposizione di Durnwalder & C. sono pari a 8.514 euro l’anno contro ad esempio i 2.261 che gestisce la Lombardia di Roberto Formigoni e i 1.875 del Veneto.

Gli accordi prevedono che Trento e Bolzano si tengano il 90% dell’Iva pagata in loco delle imposte sulregistro, su successioni e donazioni, delle tasse automobilistiche, sulla benzina e le sigarette oltre ai proventi del lotto e al 100% dell’imposta sull’energia elettrica. Le regioni a statuto ordinario hanno diritto “solo” al 45% dell’Iva locale. “Attenzione a non paragonare le mele con le pere”, replica il nume tutelare della Svp. “Noi con quei soldi dobbiamo far funzionare le scuole, le università e gli ospedali. E pure garantire le infrastrutture primarie. Spese che altrove garantisce lo Stato”.

Di sicuro però i cittadini della provincia a più alto reddito d’Italia – 34.365 euro a testa, il 30,9% in più della media nazionale – pagavano nel 2008 meno tasse rispetto ai soldi che ricevevano da Roma. Il Trentino Alto Adige incassava dallo Stato secondo la Cgia di Mestre 2.069 euro l’anno per abitante in più rispetto alle imposte pagate dai suoi cittadini. La Lombardia, per dire, versa al ministero delle Finanze una cifra superiore di 2.915 euro pro-capite rispetto ai trasferimenti e ai servizi ricevuti. E anche Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna hanno saldi negativi (per loro) nel rapporto dare-avere con la capitale.

Dopo tutto questo, Luis Durnwalder annuncia che non ha nessuna intenzione di partecipare alle festa per il 150° dell’Unità d’Italia. “Siamo sotto L’Italia. Accettare va bene, festeggiare no. L’ho detto anche al Presidente Ciampi, quando mi chiese se mi sentivo italiano. Io gli risposi: mi sento sud tirolese, tirolese, parte della minoranza austriaca che vive in Italia e ho un passaporto italiano”. Le richieste al governo Berlusconi sono finite? “La mia fantasia non ha limiti. Vogliamo discutere i controlli della Finanza, per come vengono organizzati. Ci interessano le Poste. Le lettere potremmo consegnarle noi, con il personale degli uffici per il turismo. Ci sarebbe la questione del III programma Rai in lingua ladina…”.