A gennaio Fiat via da Confindustria: Marchionne “sfiducia” Marcegaglia

Pubblicato il 3 Ottobre 2011 10:13 | Ultimo aggiornamento: 3 Ottobre 2011 10:26

ROMA  – Fiat e Fiat Industrial dal 1 gennaio 2012 saranno fuori da Confindustria. Marchionne ha preso carta e penna e ha ufficializzato la posizione del gruppo con una lettera a Emma Marcegaglia (leggi la lettera). Non è una decisione dell’ultima ora. Già il 30 giugno scorso era stata prospettata la minaccia di uscire dall’organizzazione degli industriali. L’accordo interconfederale del 28 giugno, di cui Confindustria era stata promotrice, ma soprattutto l’approvazione da parte del Parlamento dell’Articolo 8, sono stati un’occasione persa, secondo Marchionne. Potevano essere strumenti utili ma l’accordo interconfederale del 21 settembre sembra aver rimesso tutto in discussione, frustrando in anticipo ogni aspettativa favorevole.

La presa di distanza della Fiat da Confindustria era ampiamente prevista. E non riguarda unicamente il problema contrattuale e la volontà di avere le mani libere sui licenziamenti e certezze nei rapporti di fabbrica anche in Italia. Marchionne ricorre, nella lettera, a un linguaggio prudente e non ultimativo, ma la sostanza non cambia, soprattutto considerando la tempistica del suo intervento. Non può essere considerata casuale la scelta di sfilarsi da Confindustria proprio nei giorni della massima polemica dei suoi vertici contro il governo. Subito dopo, cioè, che Emma Marcegaglia in persona aveva dato il benservito all’esecutivo Berlusconi con un Manifesto delle Imprese redatto come un vero e proprio programma di governo alternativo a quello effettivamente in carica. Subito dopo, ancora, il clamoroso e abbastanza irrituale attacco di Diego Della Valle all’intera classe politica accusata di immobilismo, incompetenza e ritenuta responsabile per l’incapacità di affrontare la crisi finanziaria che rischia di travolgere il paese.

La Fiat impostata da Marchionne ambisce a un profilo soprattutto internazionale, di gruppo votato alla globalizzazione: ma non può dimenticare o trascurare la dimensione nazionale, giocoforza legata agli equilibri politici interni. La lettera di commiato da Confindustria suona per questo come una sconfessione del suo recente operato: per questo Marchionne deve affidarsi all’approccio molto meno belligerante nei confronti del governo nazionale. Nella lettera sono escluse motivazioni politiche contingenti, né, d’altra parte, può essere assunta la sua posizione come smaccatamente filo-governativa. Tuttavia non può sfuggire la concomitanza dell’intervento del Presidente Elkann che solo ieri stigmatizzava  inutili proclami e iniziative solitarie. Un altolà alle velleità di Diego Della Valle, dietro il quale, sono in pochi a non scorgere la figura del candidato futuribile, quel Montezemolo “che salverà l’Italia” come vaticinava nei giorni scorsi il Wall Street Journal. Le mani libere della Fiat non passano certo attraverso barricate o guerre di religione anti-berlusconiane: l’annuncio anticipato dell’uscita a gennaio è uno stop alle fughe in avanti, una specie di ritorno all’ordine, un messaggio alle parti produttive a non farsi coinvolgere da una spirale anti-sistema. Per questa volta Berlusconi ringrazia.