Fiat verso la NewCo: sindacati uniti nel chiedere un tavolo, Cgil “Ridiscutiamo tutto, anche Pomigliano”

Pubblicato il 25 luglio 2010 8:36 | Ultimo aggiornamento: 25 luglio 2010 9:29

fiatTorna ad affacciarsi l’ipotesi di una newco per Pomigliano ma i sindacati si mostrano scettici, a partire dalla Fiom-Cgil: e’ solo un ”esercizio di stile”, una ”forma di pressione”. Mentre compatti chiedono al Lingotto di fare chiarezza sul progetto ‘Fabbrica Italia’, in vista del tavolo convocato per mercoledi’ a Torino, dopo l’annuncio dell’azienda di voler portare la produzione della nuova monovolume in Serbia, a scapito di Mirafiori.E il segretario della Cgil Gugliemo Epifani in un’intervista a La Repubblica apre al dialogo chiedendo a Fiat: ridiscutiamo di tutto, anche di Pomigliano.

L’ad Sergio Marchionne ”chiarisca” gli obiettivi del piano industriale e dica basta alle ”ritorsioni” nei confronti dei lavoratori, dice il vice segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. Sulla stessa linea i leader dei metalmeccanici di Cisl e Uil. Serve una ”verifica” del Progetto ‘Fabbrica Italia’, afferma il segretario generale della Fim, Giuseppe Farina. ”Il problema ora e’ trovare una sintesi ad ogni livello per poter vincolare Fiat sugli investimenti. Altrimenti rischiamo di fare il gioco di Fiat”, sostiene il numero uno della Uilm, Rocco Palombella. Con la stessa compattezza, tutte le sigle sindacali si schierano contro l’ipotesi della definizione di un nuovo contratto nazionale per il solo settore auto, che nascerebbe dopo il 2012 alla scadenza di quello attuale per i metalmeccanici. ”Sarebbe un fatto di una gravita’ senza precedenti nella storia delle relazioni sindacali del nostro Paese”, afferma il segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini. Sulla stessa linea, il numero due di Corso d’Italia: ”La troverei una scelta di scardinamento delle relazioni sindacali. Che non trova ragioni, se non in termini di riduzione di condizioni e tutele dei lavoratori. E’ incomprensibile”, dice Camusso. Ipotesi che trova l’opposizione anche di Fim e Uilm.

”Non siamo d’accordo – dice Farina – perche’ il contratto nazionale deve rimanere un riferimento per tutti”. Gli fa eco Palombella: ”Da qui a due anni possiamo lavorare per evitare che ci sia davvero una messa in discussione del contratto nazionale”, dice il segretario generale della Uilm, sostenendo invece che, senza l’accordo della Fiom su Pomigliano, ”l’unico percorso plausibile per far si’ che l’accordo sia applicabile e’ la newco”. Ipotesi che, dice, ”era gia’ prevista nel verbale di intesa, ma che abbiamo chiesto di escludere nella speranza che si potesse avere il consenso anche della Fiom”.

E’ ”avveniristica”, invece, per il numero uno della Fim. Se fosse vero, dice il segretario generale della Fiom Piemonte, Giorgio Airaudo, ”sarebbe grave perche’ si tratterebbe di un artifizio giuridico per aggirare leggi esistenti. Ma mi auguro che non sia vero perche’ la Fiat non è un’azienda di avventurieri”. Tutti, comunque, chiedono chiarezza al Lingotto. ”Facciamo una richiesta precisa alla Fiat: capire che cosa significa il progetto ‘Fabbrica Italia’ perche’ cominciamo ad avere qualche dubbio. Un piano industriale che cambia ogni giorno, a seconda delle convenienze. Non si capisce piu’ cosa e quanto intende produrre”.

Il progetto ‘Fabbrica Italia’ ”ha bisogno di stabilita’ e certezze. Noi – afferma Farina – abbiamo dato il nostro consenso quando e’ stato presentato e oggi c’é bisogno di verificare come si concretizzano i 20 miliardi di investimento”, dice Farina. Su Mirafiori, Palombella si dice fiduciosi sulla possibilita’ di ”evitare la perdita di un investimento anche li”’.

Segretario Cgil Epifani: ridiscutiamo tutto, anche Pomigliano. Dietro la rottura con ”l’identita’ territoriale” della Fiat, che ha annunciato di voler portare la produzione in Serbia, c’e’ ”un’idea finanziaria piu’ che industriale”. E’ quanto sostiene il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, in un’intervista alla Repubblica. L’incontro tra le parti programmato dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, per il leader della Cgil potra’ costituire una possibilita’ di disgelo solo a due condizioni: ”che possa portare a dare certezze sugli investimenti in Italia e la difesa dell’occupazione”. Secondo Epifani, poi, occorre trovare il modo per riaprire il confronto su tutti gli stabilimenti italiani, Pomigliano compreso.

”Non mi convince il fatto che per non provare a riaprire il confronto con Fiom e Cgil si cerchino artificii formali per rendere esigibile l’accordo”, aggiunge, riferendosi all’eventualita’ che venga creata una new company che consenta di azzerare tutto. Fosse cosi’, per Epifani, sarebbe ”un atto grave e miope”. ”Solo qualche settimana fa, Marchionne aveva detto che si sarebbero prodotte 1,6 milioni di vetture in Italia – prosegue – non si puo’ cambiare idea ogni tre mesi”.

Il timore del leader della Cgil e’ che ”dietro Fabbrica Italia si nasconda l’intenzione di toccare dei diritti fondamentali, come quello della responsabilita’ individuale in caso di malattia o sciopero”.