Fisco-balle: se mi cancello dall’Anagrafe non pago le tasse. Solo a Roma 400 richieste l’anno

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 gennaio 2018 9:52 | Ultimo aggiornamento: 17 gennaio 2018 9:54
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Fisco-balle: se mi cancello dall’Anagrafe non pago le tasse. Solo a Roma 400 richieste l’anno

ROMA – Fisco-balle: se mi cancello dall’Anagrafe non pago le tasse. Solo a Roma 400 richieste l’anno. C’è qualcuno in Italia che crede davvero che cancellando il proprio nome dai registri dell’anagrafe riuscirà a rendersi libero, sciolto da qualsiasi vincolo con lo Stato considerato nemico, invisibile addirittura al punto da sognare per sé l’oblio fiscale e la sovranità individuale.

In soldoni, non esisto dunque non pago le tasse, questa l’ideologia se fosse una cosa seria, che guida gli appartenenti al gruppo “Popolo Unico”, che attraverso un suo sito negli ultimi mesi sta raccogliendo un boom di adesioni in rete.

Un gruppo di innocui sognatori, una setta un po’ naive? Forse, se non fosse che, per esempio agli uffici dell’Anagrafe di Roma, continuano ad arrivare richieste di cancellazione del proprio nome e cognome.

Una proposta irricevibile, si sforzano di far capire i funzionari, alla quale tuttavia sono obbligati a rispondere, togliendo spazio e tempo a questioni decisamente più importanti. Quest’anno ne sono arrivate 400 di richieste del genere, solo quattro anni fa erano una cinquantina l’anno, un aumento del 700%.

Non esiste la procedura di auto-cancellazione dall’Anagrafe, ma se non gli rispondi formalmente che non si può fare, quelli di Popolo Unico ti denunciano per inadempienza dell’amministrazione. I loro avvocati sono furbi – si ritengono tali – e infatti consigliano agli adepti di di fare domanda scrivendo il nome e cognome con i caratteri rigorosamente in maiuscolo: così, sostengono, le generalità si trasformerebbero miracolosamente in un soggetto giuridico (lo stesso inghippo, le maiuscole obbligate, usato dallo Stato quando alla nascita ci trasforma, registrandoci all’Anagrafe, ipso facto in sudditi, schiavi, accollandoci la nostra porzione di debito pubblico che, come peccatori, espieremo pagando le tasse….).

Per liberarsi dalle catene tocca seguire l’iter suggerito dal sito del “Popolo Unico”: si va all’Anagrafe – ma c’è anche chi spedisce la richiesta al Ministero dell’Economia… – e poi si chiede «l’autocertificazione di Esistenza in Vita» e l’«autocertificazione di legale rappresentante di se stesso» (dove nome e cognome va riportato «tutto in maiuscolo», è la dritta di chi ci è già passato ai novellini). «Qualcuno ha già assediato gli uffici per essere cancellato dal trust creato dallo Stato», si legge su vari forum. «Come nelle migliori favole, abbiamo scoperto che per togliersi da questo meccanismo perverso fatto di tasse, tributi e debito pubblico è sufficiente compilare un’autocertificazione», rivela il sito del Popolo Unico. Spiega invece Angelo Cremonese, professore di Economia dei Tributi all’università Luiss: «Non è questione di anagrafe, si può sfuggire al Fisco solo se si è davvero “fantasmi”, cioè nullatenenti». (Il Messaggero.it)

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