Flat tax nel Def: Salvini ottiene il titolo, Di Maio che si accontenti di quello

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 aprile 2019 10:04 | Ultimo aggiornamento: 9 aprile 2019 10:04
Flat tax nel Def: Salvini ottiene il titolo, Di Maio che si accontenti di quello

Flat tax nel Def: Salvini ottiene il titolo, Di Maio che si accontenti di quello

ROMA – Passa la linea di Giovanni Tria sui rimborsi ai risparmiatori coinvolti nelle crisi bancarie. Non passerà, probabilmente, la sua idea di tenere la flat tax fuori dal Documento di economia e finanza. Non solo Matteo Salvini, in pressing da giorni: anche Giuseppe Conte e Luigi Di Maio, che spinge per il pacchetto famiglia, dicono sì a citare la tassa piatta nel Def, sfidando resistenze del ministro dell’Economia.

Di  Maio: “Flat tax con coefficiente familiare”. Su come realizzarla, però, prosegue la lite tra M5S e Lega. Salvini propone un “primo mattone” di tassa piatta al 15% per famiglie con reddito fino a 50mila euro e per lavoratori dipendenti. “Si farà col coefficiente familiare”, annuncia Di Maio, rivendicando attenzione al “ceto medio”. Ma fonti leghiste ironizzano: “Bravo Di Maio che finalmente ha capito il progetto di flat tax della Lega! Cosa c’entrano i ricchi tra i nuclei fino a 50mila euro?”.

Quanto ai tempi la questione promette di andare avanti fino all’ultimo minuto utile del braccio di ferro nel governo. Perché il ministro Tria sembra tenere il punto: il tema andrebbe affrontato a settembre, nell’ambito di una riforma fiscale più complessiva. Ma poiché, come sottolinea Conte, è “tutto il governo” e non solo Salvini a spingere per la flat tax, un riferimento nel Def dovrebbe esserci.

Non si entrerà nel dettaglio, secondo fonti pentastellate, che non vogliono concedere agli alleati una facile arma elettorale e alla vigilia insistono sulle misure per la famiglia, la disabilità e lo sblocco delle liste d’attesa. Ma la Lega vuole che si entri più nel dettaglio: se non scriviamo la flat tax – dice un deputato – non vedo perché nel Def dovremmo scrivere il pacchetto famiglia.

La sintesi di Tria, intervistato oggi da Repubblica, dovrebbe salvare capra e cavoli: “Si specificherà che si sta lavorando perché la legge di Bilancio accolga una continuazione della riforma fiscale nella direzione del programma di governo e nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica fissati nello stesso Def che stiamo varando”. Cioè ok il riferimento al programma di governo per salvare la faccia, ma senza sforare i limiti imposti dai vincoli di bilancio dove trovare i 12 miliardi preventivati per finanziare il mancato gettito iniziale Irpef?

Salvini: “Flat tax progressiva? Non esiste, è piatta, unica per tutti”. Di Maio placa i toni e si fa “garante” di una flat tax che parta dai ceti più disagiati. Ma Salvini, a chi dal M5S parla di più aliquote o “progressività”, replica che “non esiste”: la tassa piatta per definizione deve essere “unica, uguale per tutti”. Certo, nella Lega sono consapevoli che inserire la misura (che potrebbe costare fino a 12 miliardi) nella manovra non sarà facile: il governo dovrà trovare 23 miliardi solo per evitare l’aumento dell’Iva. Perciò Tria frena. Ma Salvini esige un “primo mattone” della flat tax, almeno nel Def.

Vertice alle 14 e 30, Cdm due ore dopo. Conte stempera i toni: “E’ un pezzo della riforma fiscale, per realizzarla nell’interezza serve tempo”. La partita del Def si giocherà in un vertice in programma a Palazzo Chigi alle 14.30, a due ore dalla convocazione del Consiglio dei ministri che dovrà dare il via libera al Documento di economia e finanza. Il passaggio è delicato perché il governo gialloverde dovrà abbassare le stime di crescita e certificare la stagnazione.

Crescita programmata: dall’1% allo 0,1%? Dall’1% si potrebbe scendere allo 0,4% di crescita programmata del Pil: almeno, questa è l’ipotesi di compromesso per la quale spinge parte del governo. Tria vorrebbe il massimo della prudenza: la sua proposta potrebbe essere di un Pil tendenziale dello 0,1% e un dato programmatico dello 0,2%. Ma fonti M5s spiegano che si auspica una cifra un po’ più alta.

Nel conteggio del Pil entreranno anche il decreto crescita e lo sblocca cantieri, ma nessuno dei due è ancora chiuso. Lo sblocca cantieri, varato tre settimane fa, non sarebbe stato ancora bollinato né inviato al Quirinale per la firma perché, trovata l’intesa politica, nel testo resterebbero criticità.

Il ministro dell’Economia, sotto assedio da settimane, ha tenuto le sue carte coperte con chi lo ha incontrato a Palazzo Chigi, dove prende parte al tavolo con i risparmiatori (che va lungo e fa slittare la prevista riunione sul Def).

Risparmiatori truffati, rimborsi automatici sotto 35mila euro. Le associazioni dei truffati danno il via libera, con 17 sì e 2 no, alla proposta presentata loro dal premier Conte di dare un doppio binario ai ristori: diretto per chi (circa il 90% della platea) abbia imponibile entro i 35 mila euro o patrimonio mobiliare entro 100.000 euro, con arbitrato semplificato per gli altri. E’ la proposta di compromesso con l’Ue elaborata da Tria.

Non si può fare altrimenti, spiegano gli esponenti del governo ai risparmiatori. E non si può aspettare oltre, perché “c’è chi soffre e aspetta”, dice Conte a chi gli chiede di trattare ancora. Domani dovrebbe arrivare in Cdm la norma da inserire nel decreto crescita per recepire l’accordo e subito dopo i decreti attuativi per far partire i rimborsi. Ma fino a sera il lavoro va avanti a Palazzo Chigi: che lo strumento sia il decreto crescita e non un decreto ad hoc, alcune fonti dubitano. (fonte Ansa)