Fondazione Carige: guerra per controllare la banca che controlla Genova

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 Ottobre 2013 15:02 | Ultimo aggiornamento: 18 Ottobre 2013 18:37
Fondazione Carige: guerra per controllare la banca che controlla Genova

Fondazione Carige: guerra per controllare la banca che controlla Genova (LaPresse)

GENOVA — Nella Fondazione Carige, la cabina di regia della Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, è in corso una lotta per il controllo dell’istituto di credito che controlla Genova.

Una lotta per conquistare il potere in una delle banche più antiche (nata nel 1483) e più importanti (quasi 6.000 dipendenti) del Paese.

Marco Imarisio sul Corriere della Sera ha raccontato la guerra fra il presidente della Fondazione Carige, Flavio Repetto, e i consiglieri che lo vogliono cacciare:

“La linea di confine tra ribelli e lealisti passa per l’aperitivo di due signore bionde e ingioiellate. Mezzogiorno al bar Mangini di piazza Corvetto. Da una parte alcuni consiglieri della Fondazione Carige decisi a cacciare il presidente Flavio Repetto. Dall’altra i lealisti, quelli convinti che se salta lo storico padre padrone salta anche la banca e da Roma mandano un commissario «foresto» a guardare i conti di casa. […] C’è un altro groviglio armonioso nel nostro malconcio capitalismo. A Genova c’è un’altra banca con la città intorno, quest’ultima terrorizzata all’idea di perdere il suo forziere. Anche qui c’è una Fondazione nel ruolo di principale azionista, con il 47 per cento delle azioni. Anche qui personaggi e interpreti fanno parte di un’unica compagnia, al mattino litigano al bar e a sera fingono di fare pace nello stesso ristorante. All’insegna dell’economia di relazione, dove amicizie e parentele contano più dei bilanci, dove tutto si deve tenere sempre e comunque, purché resti tra noi.

Ma la nuova battaglia della Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, sesta banca italiana, primo e unico polmone finanziario del suo territorio, non può essere ridotta a una faccenda di vendette e ripicche. Bankitalia aveva imposto il cambio al vertice, decretando la fine del regno di Giovanni Berneschi e l’avvio di una inchiesta giudiziaria gestita con flemma dalla procura locale. Il vecchio presidente, classe 1934, era diventato l’emblema di un mondo chiuso tra montagne e mare, e orgoglioso di essere tale. Gli «incagli», ovvero crediti concessi senza alcuna garanzia, somigliavano ogni giorno di più a favori resi ai soliti noti amici degli amici piuttosto che a boccate d’ossigeno agli imprenditori del territorio. A settembre «l’auspicato ricambio» invocato da Bankitalia ha preso le fattezze del principe Cesare Castelbarco Albani. Era la persona giusta per una città che capisce di avere bisogno di cambiare ma teme il cambiamento come l’olio bollente. Trasversale, uomo d’affari con vocazione europea, non certo sostenitore di un isolamento tutt’altro che splendido. Genovese, soprattutto. Sembrava finita. All’improvviso, quello che è stato catalogato alla voce colpo di coda.

Diciassette consiglieri della Fondazione su 27 chiedono le dimissioni del presidente Repetto, negli ultimi tempi oppositore di Berneschi. Entrambi i rivali hanno svoltato la boa degli ottanta anni. Apriti cielo. Il mondo politico ed economico ligure si mette in trincea paventando il blocco delle attività bancarie e l’arrivo del temuto «straniero».

[…] Nella Genova che ama lo status quo, il forziere di Carige si è aperto solo per le grandi famiglie cittadine, legate o imparentate alla politica, in un groviglio che di armonioso ha ben poco. «Irresponsabili». Il Pd locale difende Repetto, che solo pochi giorni fa aveva tentato di far passare un finanziamento all’Ente Fiera, il cui presidente è però la moglie di un importante dirigente democratico. La matassa ligure è così intricata che non è facile capire dove comincia il favore e dove finisce il dovere. Le famiglie sono sempre le stesse, da quasi mezzo secolo. Genova è la capitale italiana del patrimonio mantenuto e non incrementato”.