Immigrati. Rimesse proibite e poi tassate: la Lega contraddice sé stessa

Pubblicato il 5 Settembre 2011 13:32 | Ultimo aggiornamento: 5 Settembre 2011 13:32

ROMA – Tassare gli immigrati che lavorano in nero nell’unico momento in cui i loro soldi sono tracciabili, ovvero quando ne spediscono una parte ai familiari rimasti nel paese d’origine. L’idea, manco a dirlo, è venuta alla Lega Nord e prevede una tassa del 2% sulle cosiddette rimesse, ovvero sul money transfer verso l’estero.

La tassa, prevista nell’ennesima riscrittura della manovra finanziaria del Governo, non si applica però agli immigrati regolari, quelli in possesso di codice fiscale e matricola Inps. Eppure, qualcosa non torna e, come scrive su Repubblica Vladimiro Polchi, quella sulle rimesse rischia di essere una tassa sul nulla.

Il perché è presto detto: da due anni, infatti, per utilizzare un servizio di money transfer bisogna essere in regola col permesso di soggiorno. Lo prevede il pacchetto sicurezza varato dal ministro Roberto Maroni e dal governo nel 2009. Secondo una norma del pacchetto le agenzie di money transfer per spedire soldi devono chiedere all’immigrato il permesso di soggiorno. In caso di rifiuto le agenzie devono comunque spedire i soldi segnalando però il caso e le generalità alla polizia. Detto in modo semplice spedire soldi da clandestino equivale ad autodenunciarsi.

Gli immigrati, quindi, hanno elaborato nuovi strumenti per mandare a casa i soldi: dall’amico che viaggia fino alla spedizione di carte di credito prepagate. Il risultato del provvedimento, insomma, promette di essere  nullo. Non solo: non più tardi del 2009 scrive Fabrizio Caccia sul Corriere della Sera,  “il governo italiano, alla Conferenza internazionale di Roma che si tenne nel novembre 2009, elaborò un progetto da presentare al G8 dell’ Aquila per ridurre drasticamente il costo delle rimesse degli immigrati, al fine di non distogliere risorse ai loro Paesi d’ origine”. Ora, invece, un curioso e inutile dietrofront.