Imu 2013, “iniquità geografica”. Tasse: scadenza ogni 3 gg. per le Pmi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 Giugno 2013 9:26 | Ultimo aggiornamento: 13 Giugno 2013 9:27
Imu 2013, "iniquità geografica". Tasse: una scadenza tasse ogni 3 gg. per le Pmi

Imu 2013, “iniquità geografica”. Tasse: una scadenza tasse ogni 3 gg. per le Pmi

ROMA – Imu 2013, “iniquità geografica”. Tasse: una scadenza tasse ogni 3 gg. per le Pmi. Secondo uno studio della Cna, la Confederazione Nazionale dell’Artigianato, “oggi una piccola impresa individuale manifatturiera deve sottostare ogni anno a 22 adempimenti (dall’Iva, alla Tares, all’Irap e via di seguito) questi adempimenti comportano un obbligo operativo di 70 scadenze ogni 12 mesi”. Gli artigiani fanno allora presente: se consideriamo l’anno di 365 giorni, significa più di una scadenza ogni 5 giorni.

Ma se consideriamo invece, come sarebbe normale, che in un anno ci sono 230 giornate lavorative effettive, “significa una scadenza ogni 3 giorni”, evidenzia lo studio che ha contato gli adempimenti fiscali che deve svolgere ogni anno una piccola impresa individuale manifatturiera che ha adottato la contabilità ordinaria, che svolge una decina di operazioni all’anno con l’estero, e che ha avuto un appalto e un subappalto.

Una volta l’anno c’è Unico, la dichiarazione Irap o la presentazione del modello degli studi di settore. Ma l’Iva vede 12 scadenze l’anno, la Tares 4, 3 l’autocertificazione Iva delle ritenute sugli appalti. E via dicendo fino ad arrivare a 70 appuntamenti con il fisco in un solo anno.

Ma al calendario fittissimo di tributi corrisponde anche la variabile geografica del peso delle tasse a livello locale. Su Repubblica di oggi (13 giugno) possiamo ricostruire il fisco a macchia di leopardo che sta salassando la piccola impresa:

Il Centro studi della Cna ha calato nei ventuno capoluoghi la realtà di una piccola impresa fiorentina individuale presa a media e prototipo delle botteghe italiane (quasi due milioni quelle simi-li): cinque dipendenti a tempo indeterminato (quattro operai e un impiegato), due locali (un laboratorio di 350 metri quadri, un magazzino con spazio espositivo da 175), reddito annuo di 48 mila euro. Le tasse erariali (Irpef e contributi versati alla cassa artigiani) sono uguali ovunque. Quelle locali no (Irap, addizionali regionali e comunali, Imu, rifiuti). E qui si giocano mille contraddizioni. L’-I-mu sopra tutte. Lo stesso laboratorio in zona semi centrale ha un valore catastale di 603 mila euro a Bologna, ma di 66 mila euro a Palermo. Quello del negozio varia tra i 397 mila euro emiliani e i 100 mila di Potenza. Una variabilità — «iniquità», scrive la Cna — che incide sul peso del prelievo locale. Se quello statale difatti è costante dal 2011 (attorno al 37%), l’altro è passato dal 23,5 del 2011 al 28,61 del 2012. E arriverà al 32,3 quest’anno se gli enti locali alzeranno al massimo le aliquote. La forbice quasi si chiude: centro e territorio tassano più o meno allo stesso modo, in nome di un federalismo fiscale incompiuto. Un raddoppio «insostenibile» che lascia all’imprenditore solo il 39% del suo reddito (il 30 a Bologna, il 34 a Roma, il 41 a Milano, il 43 a Catanzaro). Da intascare però solo da settembre in poi. (Valentina Conte, Repubblica, 13 giugno)