Isuzu, Toyota, Honda: rosario di auto e Tir difettosi. Che succede in Giappone?

Pubblicato il 18 Febbraio 2010 - 16:56 OLTRE 6 MESI FA

Prima la Toyota, poi la Honda, ora è il turno dell’Isuzu. La casa automobilistica giapponese farà rientrare oltre 4000 Tir a causa di una perdita di carburante non prevista. E’ l’ultimo annuncio in ordine di tempo mentre da settimane Honda e Toyota non fanno che “richiamare” autovetture, a milioni. Tre “indizi”, anzi molti di più a giudicare dal numero dei modelli coinvolti, che fanno una “prova”: qualcosa sta succedendo in Giappone, o almeno nelle sue fabbriche.

Qua un acceleratore che si incastra e impedisce alla macchina di ridurre la velocità, là un freno che slitta, là ancora un air-bag che esplode più che gonfiarsi, ora un serbatoio che cola carburante. Troppo per essere coincidenze. Il frutto di una affannata rincorsa alla produttività? La rinuncia a standard consolidati per abbassare i prezzi di produzione? Certo è che per il Giappone, prima ancora che uno choc industriale, è choc culturale. La precisione è dogma nella cultura del lavoro nipponica. Ora è dogma regolarmente violato.

Gli Stati Uniti hanno aperto un’inchiesta sulla Toyota, primo colosso dell’auto nipponico, dopo aver registrato decine di incidenti mortali a causa delle “imperfezioni” di alcune macchine. Il ministro dei Trasporti giapponese Seiji Maehara ha lanciato l’ennesimo allarme sicurezza che per quanto riguarda i camion Isuzu potrebbe essere seriamente compromessa: il rischio maggiore è che le fughe di gas potrebbero innescare incendi.

Ad aprire il capitolo “difetti di fabbricazione” delle macchine del Sol Levante è stata la Toyota, in principio con l’acceleratore difettoso, poi con un’anomalia al sistema frenante, infine con il servosterzo non “regolare” della Corolla, l’auto più venduta al mondo. Dopo aver ritirato dal mercato 8 milioni di veicoli per il pedale e quasi mezzo milione di auto ibride Prius per i freni, adesso sembra ci siano nuovi richiami in vista.

Ad imbarazzare la Honda, invece, è stato quell’airbag un po’ troppo “vigoroso” nell’aprirsi: secondo i tecnici si gonfierebbe con troppa forza, provocando il ferimento del guidatore. Un duro colpo per la seconda azienda automobilistica giapponese che ha annunciato il rientro nei box di 437.763 veicoli prodotti nel 2001 e nel 2002, in gran parte negli Usa e in Canada (i modelli Accord, Civic, TL, CR-V e Odissey negli Stati Uniti e in Canada; i modelli Pilot e CL solo negli Usa, e i modelli Inspire, Saber e Lagreat in Giappone).  In realtà un episodio analogo aveva già acceso i riflettori sulla sicurezza in casa Honda: tra il novembre 2008 e il luglio 2009 erano state richiamate già 514.355 auto nel mondo per lo stesso problema.

Tokyo ha sempre vantato competenze e rigore in materia di tecnologia e auto, eppure adesso qualcosa sta vacillando. Se il presidente della Toyota, nonché pronipote del fondatore dell’azienda, Akio Toyoda, si è scusato e ora vuole guidare anche il Comitato speciale per la qualità del gruppo, non ha accettato il confronto con il Congresso americano. Insomma da un lato i giapponesi sembrano voler rimediare e dall’altro la proverbiale filosofia dell’efficienza del Sol Levante non funziona e qualcuno deve ancora assumersi le proprie responsabilità.