Ricerca. In Italia i ricercatori meno pagati e felici

Pubblicato il 28 Giugno 2010 15:46 | Ultimo aggiornamento: 28 Giugno 2010 16:05

Infelici e malpagati, con molti meno benefit rispetto ai colleghi nordeuropei, ma anche asiatici. Il ritratto dei ricercatori italiani che emerge dallo studio pubblicato su Nature e’ impietoso, e giustifica il fenomeno tristemente noto dei cervelli in fuga. Ecco i principali numeri che emergono dal rapporto.

RICERCATORI ITALIANI I MENO FELICI: per determinare il grado di soddisfazione dei ricercatori la rivista ha elaborato un indice che tiene conto di diversi parametri, fra cui stipendi, diritto alle ferie, assistenza medica, congedo di maternita’. In questa classifica a primeggiare e’ la Danimarca, con un indice di poco inferiore a 0,8, davanti a Olanda e Svezia che hanno circa 0,7. Seguono a breve distanza tutti gli altri paesi occidentali, piu’ o meno allo stesso livello, poco piu’ di 0,6. Sul fondo della classifica c’e’ il Giappone, i cui ricercatori totalizzano poco meno di 0,5, mentre appena piu’ felici sono cinesi, indiani e italiani, poco sopra lo 0,5. Per quanto riguarda India e Cina il rapporto fa notare che, anche se i valori sono bassi, in questi due paesi si ha un rapido aumento degli stipendi.

STIPENDI E COSTO DELLA VITA, ITALIANI COME I CINESI: se si tiene conto del costo della vita, il posto migliore dove fare ricerca e’ la Corea del Sud. La classifica che tiene conto di un ‘paniere’ di beni vede infatti a Seul e dintorni un potere d’acquisto superiore ai 90mila dollari l’anno. Seguono a grande distanza gli Usa, con poco meno di 80mila dollari, e Australia e India con quasi 70mila. Fanalino di coda in questo caso e’ la Cina, con meno di 40mila dollari, seguita pero’ a breve distanza da Francia e Italia, che superano di poco questa cifra.

IL PRIVATO PAGA DI PIU’ OVUNQUE: in tutto il mondo la ricerca privata si conferma piu’ remunerativa di quella pubblica. La differenza in Europa e in Asia e’ in media di poco piu’ di 20mila dollari l’anno, mentre in Nord America sfiora i 40mila. All’interno dei singoli stati si va da posti come Giappone e Gran Bretagna con un differenziale minimo, meno di 10mila dollari, ad altri come gli Usa dove la differenza arriva a sfiorare i 50mila.