La Lega lombarda ottiene la Festa: la “padania” vale un giorno senza lavoro, l’Italia no

di Riccardo Galli
Pubblicato il 2 Marzo 2011 - 14:40 OLTRE 6 MESI FA

Bossi Renzo e Umberto

MILANO – Era una “follia anticostituzionale” per Calderoli e “una giornata di lutto” per Borghezio. Istituire, solo per quest’anno, la festa per l’unità d’Italia non è stata cosa semplice, la Lega e i suoi ministri si sono opposti nella forma e nella sostanza a questa decisione, l’hanno osteggiata, criticata e poi subita. Ora hanno presentato il conto, e lo hanno fatto in Consiglio Regionale, in Lombardia. La Lega, per porre fine all’ostruzionismo messo in atto contro la legge per le celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia in Consiglio regionale lombardo, ha chiesto e ottenuto l’impegno a istituire entro 120 giorni la festa e la bandiera della Regione Lombardia, come da Statuto, in cambio il Carroccio ha ritirato i suoi 40 odg e 200 emendamenti al progetto di legge in discussione.

“Probabilmente – ha spiegato il capogruppo leghista Stefano Galli – la festa sarà il 29 maggio, giorno della battaglia di Legnano, dunque la festa del Carroccio che per noi è una data importante”. In quella ricorrenza, quando sarà istituita, sarà “festa regionale e dunque non si lavorerà”. Un esempio smaccato del due pesi e due misure. Fare festa e non lavorare il 17 marzo era ed è una follia per i leghisti. In tempo di crisi non ci si può permettere un giorno di vacanza in più, tanto che il Governo ha scelto di eliminare, sempre per quest’anno, la festa delle forze armate del 4 novembre e di dirottarne i fondi per coprire i costi del 17 marzo. Al contrario la festa della Lombardia, leggi anche festa della Lega, è cosa buona, giusta e non ci sono evidentemente problemi di soldi.

Quello che sembra paradossale è che la Lega riesce ad ottenere di tutto senza dare nulla in cambio. Il Carroccio che con Bossi e Calderoli ha votato contro nel Consiglio dei Ministri che ha approvato la festa per i 150 anni dell’Unità – Maroni  si era “diplomaticamente” allontanato al momento della votazione – ha confermato che comunque in Consiglio Regionale lombardo voterà contro la legge per la festa nazionale, si è solo impegnato a mettere da parte l’atteggiamento ostruzionista che aveva tenuto in questi giorni.

In realtà la questione non è quella delle festa, dell’Unità d’Italia o della Lombardia che sia, la verità è che in questo momento la Lega può e ottiene quello che vuole grazie alla clamorosa debolezza del Governo schiacciato tra le vicende personali del Cavaliere e i numeri risicati in Parlamento. Non c’è baratto tra una festa e l’altra, magari Bossi e i suoi si accontentassero di così poco. Nella realtà la Lega non ha ceduto alla festa per l’Unità d’Italia, infatti non ha mai votato a favore, è invece il Pdl di governo che ha dovuto cedere su tutto il resto per mantenersi in vita. Ha ceduto in Lombardia regalando una festa sì, ma ha ceduto soprattutto a Roma, dove pur di accontentare la Lega ha posto la fiducia su quel federalismo comunale che era stato bocciato in commissione bicamerale.

Era evidente a tutti che, dopo la fuoriuscita di Fini e dei suoi dalla maggioranza, la Lega avrebbe fatto il bello e il cattivo tempo ed era chiaro che avrebbe calcato la mano sulle sue richieste visto che mai come ora ha avuto tanta forza contrattuale da spendere con Berlusconi. Forza che non nasce da risultati elettorali ma nasce proprio dalla debolezza dell’alleato, era chiaro a tutti e probabilmente anche al Cavaliere, che infatti si affretta ad esaudire ogni desiderio di Bossi. Speriamo solo che dopo la festa della Lombardia, con tanto di bandiera regionale, non si trovi una poltrona a Roma anche per il Trota. Quanto al “non si lavora” nella festa lombardo-padana, si attendono per ora invano preoccupate reazioni della Marcegaglia e delle associazioni industriali. O pensano anche loro che quelli per festeggiare l’Italia siano soldi sprecati e quelli per brindare alla “padania”, con tanto di nuova bandiera, siano soldi benedetti, o almeno dovuti?