Manovra: niente accordo tra Governo e Regioni. La rabbia di Errani e Vendola

Pubblicato il 9 Luglio 2010 16:02 | Ultimo aggiornamento: 9 Luglio 2010 16:02

Prosegue il braccio di ferro tra Governo e Regioni in termini di manovra. Dopo un tira e molla durato diversi giorni sulla data dell’incontro tra Berlusconi-Tremonti e i presidente delle Regioni, finalmente la riunione a Palazzo Chigi c’è stata.

Sul tavolo appunto la discussione sulla manovra economica, il nodo dei tagli dei trasferimenti e le richieste di alcuni governatori di un aiuto su tempi e modi di risanamento della sanità regionale. Il governo ha ribadito che i saldi (le cifre della manovra) erano, sono e resteranno intangibili, e che per la manovra è stato chiesto il voto di fiducia del parlamento, trattandosi di un provvedimento fondamentale per la stabilità finanziaria del Paese.

Alla fine dell’incontro i presidenti delle Regioni hanno manifestato il proprio disappunto facendo così intendere che l’accordo non è stato raggiunto.

Il presidente della Conferenza Stato-Regioni, Vasco Errani, è quindi intervenuto spiegando: “L’incontro con il presidente del Consiglio ha avuto un esisto per noi molto negativo. Voglio tuttavia precisare le proposte che noi avevamo avanzato al governo. Si tratta di tre proposte: la prima, dando la piena disponibilità alla verifica su tutti i numeri e le responsabilità dei diversi livelli istituzionali per l’incremento della spesa, perché noi contestiamo i numeri relativi al contributo al debito, ai consumi intermedi”.

“I dati Istat, ministero dell’Economia e Corte dei Conti dimostrano in maniera inequivocabile qual è l’andamento del contributo al debito e della spesa pubblica dei diversi comparti – ha proseguito Errani – Si dimostra in modo evidente che l’amministrazione centrale ha un incremento significativamente superiore all’incremento delle amministrazioni regionali”.

Il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, ha invece precisato: “Quando noi abbiamo ribadito la richiesta di restituire le deleghe, è chiaro che questo deve essere sostenuto da una legge. Ma si può fare immediatamente. Può essere anche un emendamento alla manovra”.

Tutto il disappunto per la manovra e per il mancato accordo è stato poi espresso dal governatore della Regione Puglia Nichi Vendola: “Abbiamo manifestato la nostra disponibilità a monitorare le spese, ma a questo punto faranno il federalismo con il morto. La vera crisi sarà quando non potremo garantire i diritti ai cittadini, perché vedremo calare la scure sul trasporto pubblico locale, sul sostegno alle piccole e medie imprese e non potremo fare politiche di aiuto alla famiglia”.

“Rispetto a queste richieste – spiega ancora Vendola – abbiamo visto sbuffare Tremonti, che ha chiuso la saracinesca. Ho l’impressione che il governo sia commissariato dal ministro dell’Economia. Ma se Tremonti è in grado di far camminare da solo i treni, lo faccia”.