Merkel a Tsipras: hai voluto il referendum? Niente intesa prima del voto

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 Giugno 2015 18:32 | Ultimo aggiornamento: 30 Giugno 2015 23:23
Merkel a Tsipras: hai voluto il referendum? Niente intesa prima del voto

Merkel a Tsipras: hai voluto il referendum? Niente intesa prima del voto

ATENE – Hai voluto il referendum? E adesso pedala. Così la cancelliera Angela Merkel ha sostanzialmente bloccato il gioco al premier greco Alexis Tsipras. Proprio mentre all’orizzonte si cominciava ad intravedere fioca la luce di una possibile intesa, grazie all‘intervento in extremis del presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker. Ma di traverso si è infilata la Merkel che ha detto no a un terzo salvataggio della Grecia, prima del Referendum di domenica 5 luglio.

L’Eurogruppo non sembra comunque disposto a far uscire la Grecia dall’Euro e così dopo la proroga negata e l’arrivo della scadenza degli aiuti, una nuova teleconferenza è stata indetta per le 11,30 del mattino del 1° luglio in attesa della nuova lettera di proposte che Tsipras si è impegnato a inviare.

Intanto l’agenzia Fitch ha tagliato il rating della Grecia a ‘CC’ da ‘CCC’, indicando che il default è probabile. Il rating ‘CC’ assegnato da Fitch alla Grecia è un gradino al di sopra del livello in cui l’agenzia ritiene un default inevitabile e spiega:

“La rottura delle trattative fra il governo greco e i suoi creditori ha significativamente aumentato il rischio che la Grecia non sia in grado di onorare i suoi obblighi nei prossimi mesi, inclusi i bond in mano ai creditori privati”.

Agli occhi del premier greco quella della consultazione popolare era sembrata una mossa win-win. Avrebbe vinto in ogni caso, sia col sì che col no. Ma in realtà la carta win-win è finita in mano alla cancelliera tedesca: in caso di vittoria del sì Tsipras, lo ha già detto, rassegnerà le proprie dimissioni. Ma se invece dovesse trionfare il “no”, il premier greco dovrà comunque sedersi al tavolo della trattativa per la firma di un nuovo accordo che, con ogni probabilità, non sarà molto dissimile dall’ultima “generosa” offerta.

A tendere l’ultimo braccio al premier greco era stato Jean Claude Juncker che oltre a riproporre i termini dell’accordo di sabato scorso, si era mostrato disponibile ad un’apertura sul tema che più sta a cuore alla Grecia e cioè sulla cancellazione del debito. Che poi cancellazione non può e non deve essere perché significherebbe stabilire un precedente al quale tutti i Paesi in difficoltà potrebbero appellarsi in futuro. E allora, che fare? L’incontro a mezza strada sarebbe stato una sorta di ristrutturazione del debito, con relativo allungamento delle scadenze e abbassamento degli interessi. In cambio Juncker aveva chiesto a Tsipras la firma dell’accordo messo nero su bianco e di propagandare il sì al referendum di domenica.

Il premier greco, dopo un’iniziale rifiuto, avrebbe riconsiderato il piano last minute dell’Ue rilanciando con una controproposta più esigente sul fronte del debito. Aveva chiesto due anni di supporto del fondo europeo salva-Stati, assieme a una ristrutturazione del debito. Il testo sarebbe stato mandato a Juncker, Draghi, Hollande, Merkel e Dijsselbloem. E le due proposte erano già pronte sul tavolo dell’Eurogruppo convocato in principio per martedì sera, poi rinviato a mercoledì. Ad ogni modo a mezzanotte scade il piano di aiuti ad Atene e pure il termine ultimo per i rimborsi di 1,6 miliardi di rate che la Grecia deve per il mese di giugno al Fmi.