Parmalat: Tanzi condannato, scandalo dimenticato

di Antonio Sansonetti
Pubblicato il 25 Aprile 2012 9:15 | Ultimo aggiornamento: 25 Aprile 2012 9:40

Crac Parmalat, Tanzi in tribunale a Bologna (Lapresse)

BOLOGNA – Calisto Tanzi è stato condannato per bancarotta fraudolenta a 17 anni e 10 mesi: è successo in Italia, a Bologna, martedì 23 aprile 2012. Ma la mattina del giorno dopo è difficile trovare la notizia sui giornali. Mentre fra il dicembre 2003 e il maggio 2004, fra lo scoppio dello scandalo del crac Parmalat e la prima ondata di arresti, era difficile trovare un giornale che non parlasse di Calisto Tanzi e della sua azienda, sprofondata in un buco di 14 miliardi di euro.

Invece ora si parla pochissimo della condanna. Eppure è una vicenda enorme, che ha riguardato e che riguarda 32.000 risparmiatori italiani, una montagna di polvere nascosta sotto il tappeto per anni, con la complicità di banche politici e giornali italiani, e anche di istituti di credito e banche d’affari americane, tedesche, svizzere. Meriterebbe qualcosa di più la notizia di una condanna in appello per un reato da “colletti bianchi”, quelli per cui tanti vengono arrestati ma pochissimi vengono condannati nel nostro Paese, grazie a indagini frettolose quanto strombazzate e a una legislazione ammiccante con capi di imputazione come il falso in bilancio.

Invece, invece, dei grandi giornali solo il Sole 24 Ore si è accorto che Tanzi, in pratica, è stato condannato all’ergastolo. Ma impagina la notizia con un timido richiamo in prima, e poi la confina nell’inserto “Finanza e Mercati”.

Perché meritava una prima pagina: il fatto. Diciassette anni e 10 mesi a Calisto Tanzi. Quasi dieci (nove anni e 11 mesi e 20 giorni) a Fausto Tonna: così hanno deciso i giudici della corte d’appello di Bologna per il crac della Parmalat, che nel 2003 affondò in una voragine da 14 miliardi di euro. In primo grado a Parma per l’ex patron e per l’ex direttore finanziario la condanna era stata rispettivamente a 18 e 14 anni. Il procuratore generale Alberto Candi aveva chiesto un leggero aumento per Tanzi (18 anni e 3 mesi) e una riduzione per Tonna a 10 anni. In aula non era presente l’ex cavaliere del lavoro (onorificenza revocata nel 2010 per indegnità).

Tanzi, detenuto dal 5 maggio 2011 dopo che la condanna di Milano per aggiotaggio (otto anni) è diventata definitiva, è sempre ricoverato detenuto in ospedale a Parma. Il 15 maggio dovrebbe arrivare la decisione della Sorveglianza, cui i suoi legali chiedono da mesi la concessione della detenzione domiciliare. ”Porterò sempre il peso indelebile per le sofferenze causate a quanti, per colpa mia, hanno subito danni. Sono pienamente consapevole degli errori che sono stati commessi”, aveva detto nell’udienza dello scorso 26 marzo. Per Davide Fratta e Giuliano Panizzi, due dei 15 imputati per il crac, la corte ha deciso il non luogo a procedere per sopravvenuta prescrizione. A entrambi, condannati in primo grado a 4 anni, infatti l’accusa di bancarotta fraudolenta è stata derubricata in bancarotta semplice. Per tutti gli altri ci sono stati ritocchi o conferme del primo grado. Fratta, l’unico imputato in aula, ha detto di essere ”tornato a vivere”.

Infine, sostanziale conferma dei risarcimenti per le parti civili, come chiesto dall’accusa. A parte un distinguo per le posizioni di tre imputati condannati per bancarotta semplice (oltre a Giuliano Panizzi e Davide Fratta, Sergio Erede) la sentenza conferma la provvisionale immediatamente esecutiva da due miliardi dovuta alla Parmalat in amministrazione straordinaria e di circa 30 milioni dovuti allo stesso titolo ai circa 38 mila risparmiatori truffati dai titoli di Collecchio.

Una conferma attesa, visto che già a novembre i giudici della Corte di Bologna rigettarono il ricorso degli imputati per la sospensione del risarcimento record. Anche se, oggi come allora, il problema resta trovare i beni su cui le parti potranno rivalersi, dato che il presunto “tesoro” di Calisto Tanzi non è stato trovato e che i patrimoni degli imputati da soli non consentono di coprire la cifra astronomica della provvisionale.

Non a caso, ha ricordato l’avvocato Carlo Federico Grosso (che tutela 32.000 parti civili) è stata in passato seguita la via delle transazioni con banche e società di revisione, che ha consentito ”il recupero di buona parte del danno”. Per il presidente Codacons, Carlo Rienzi, le banche italiane ”che nella vicenda Parmalat hanno avuto un ruolo essenziale, meriterebbero la medesima condanna inflitta a Tanzi”.

Cos’era la Parmalat. Un colosso che aveva distribuito favori a tutti. A iniziare dai politici, ovviamente. Dalle casse della Parmalat Calisto Tanzi e il suo direttore finanziario Fausto Tonna hanno affermato al processo che sono usciti regali, favori, finanziamenti diretti e indiretti, fra gli altri, a Ciriaco De Mita, Arnaldo Forlani, Emilio Colombo, Paolo Cirino Pomicino, Claudio Signorile, Calogero Mannino, Francesco Speroni, Stefano Stefani, Massimo D’Alema, Lamberto Dini, Gianfranco Fini, Bruno Tabacci, Adriano Sansa, Oscar Luigi Scalfaro, Pier Luigi Bersani e Renzo Lusetti. Tutti gli interessati hanno negato di aver ricevuto alcunché. Hanno invece ammesso di aver ricevuto somme inferiori ai cinquemila euro, e quindi esenti dall’obbligo della dichiarazione, Pierferdinando Casini, Romano Prodi, Rocco Buttiglione, Pierluigi Castagnetti e Mario Segni. Nessuno dei politici omaggiati da Tanzi è stato condannato, spesso non sono stati neanche indagati, ma non è la rilevanza penale l’aspetto più importante del rapporto fra Parmalat e la politica.

Sempre dai verbali del processo risulta che Tanzi aveva finanziato con somme consistenti la campagna elettorale di Prodi per le elezioni politiche del 1996, e poi, alle elezioni del 2001, aveva sostenuto la campagna di Silvio Berlusconi. In ultimo, quand’era ministro dell’Agricoltura, Gianni Alemanno fu prosciolto dall’accusa di corruzione. Ma un rapporto della Guardia di Finanza ha fatto notare come il 28 dicembre 2002, proprio quando la commissione interministeriale dava il via libera alla commercializzazione del latte Parmalat a lunga conservazione “Fresco Blu”, l’allora ministro Alemanno e sua moglie Isabella Rauti erano in vacanza a Zanzibar a spese della Parmatour (società collegata a Parmalat).

Quando uscì la notizia del maxi-buco Parmalat, si scoprì anche che banche come Deutsche Bank, Bank of America, Ubs, Citigroup, Unicredit-Capitalia e Morgan Stanley avevano da tempo gli elementi per accorgersi del pessimo stato dei conti dell’azienda di Collecchio, ma ciò nonostante avevano continuato a proporre ai propri clienti i bond Parmalat, mentre con gli interessi delle somme prestate al gruppo di Tanzi avevano guadagnato anche il doppio di quelle somme. Le banche estere, tuttavia, sono state assolte in primo grado dal Tribunale di Milano dall’accusa di aggiotaggio, ovvero di aver fornito false informazioni al mercato al fine di gonfiare il valore dei bond Parmalat.

Cos’è il crac Parmalat, oggi. Una vicenda che può riproporsi negli stessi termini, eppur finita nel dimenticatoio. Segno non solo della solita memoria corta degli italiani. Ma anche di un imbarbarimento del sistema dell’informazione e dell’opinione pubblica riguardo alle vicende processuali. L’attenzione e la conseguente condanna civile si è concentrata tutta sul momento dell’inizio delle indagini e dell’invio degli avvisi di garanzia, nei casi più spettacolari corredato dalla pubblicazione delle intercettazioni. “Coinvolto” ormai è percepito come “indagato”, “indagato” come “imputato”, “imputato” come “arrestato” e “arrestato” come “condannato”. Quindi, una volta tanto che si è compiuta tutta la procedura penale e che il “coinvolto” è diventato un “condannato”, il fatto non viene più ritenuto una notizia.