Parmalat. Passera convoca Lactalis: il tesoretto di Bondi emigra in Francia

Pubblicato il 14 Maggio 2012 14:27 | Ultimo aggiornamento: 14 Maggio 2012 14:27

ROMA – Il Governo Monti ha acceso un faro sulla Parmalat e ha convocato i vertici di Lactalis, i francesi proprietari all’83,33% della società di Collecchio. In particolare, il ministro dello Sviluppo Corrado Passera vuole essere rassicurato su destinazione e indirizzo del miliardo e mezzo di euro risparmiato dall’ex Commissario tagliatore Enrico Bondi e lasciato in eredità al gruppo francese. Il timore è che il denaro possa essere usato tutto per ripagare i debiti della scalata di Lactalis, mentre una norma precisa dello Statuto della nuova Parmalat voluta dallo stesso Bondi, impone che fino al 2020 non sia possibile distribuire utili agli azionisti in misura maggiore del 50%.

Mossa che è inserita nello Statuto, che ha validità di legge e che, presumibilmente, il “neo acquisto” nella squadra di governo Bondi si è incaricato di ricordare ai nuovi colleghi. Quei soldi, o almeno la metà, devono servire, è questo il ragionamento, a allo sviluppo dell’impresa. Quindi investimenti e magari occupazione in loco. E’ su questo che è stata fatta anche un’interrogazione parlamentare promossa da un deputato Pd, l’onorevole Carmen Motta. Il fatto è che i francesi di Lactalis, come è nei loro diritti, hanno già deciso lo spostamento della cassa Parmalat in Francia, attraverso un’operazione definita in termini tecnici di “cash pooling”. Che traduce l’operazione di accentrare in capo ad un unico soggetto giuridico la gestione delle disponibilità finanziarie di un gruppo societario, al fine di ottenere la miglior gestione della tesoreria aziendale dal punto di vista fiscale e contabile.

In pratica, a fine 2011 Lactalis ha spostato la liquidità Parmalat (il bilancio più aggiornato la misura in 1.517,6 milioni di euro) presso la Bsa Finances Snc, la scatola finanziaria della famiglia Besnier, che controlla anche Lactalis. La clausola imposta da Bondi serviva (ed è servita) anche a mettere in sicurezza i crediti recuperati da Parmalat e cioè al riparo dai crac finanziari, essendo noto come l’ex Commissario investiva solo in titoli di Stato. Quella gestione prudenziale è stata messa in soffitta, anche se lo scopo principale del cash pooling non è speculare sui differenziali di rendimento, ma è ottimizzare il pagamento dei tassi di interesse passivi tra le società infragruppo. Ma il tutto, la gestione cioè di quel tesoretto, si svolgerà in casa dei padroni di Parmalat, su conti corrente francesi e non più italiani. Un anno fa, all’epoca della scalata, l’analista Massimo Riva su Repubblica commentava sarcastico e preoccupato la Caporetto degli auto-proclamatisi difensori dell’italianità di Parmalat.

“Stavolta nell’operazione si erano impegnati alcuni fra i nomi più importanti del gotha finanziario domestico come Intesa- Sanpaolo, Unicredit, Mediobanca: il meglio insomma del sistema creditizio, che avrebbe dovuto affiancare quel potente braccio economico pubblico che è la Cassa Depositi e Prestiti, opportunamente riformata nel suo statuto per chiudere la partita. Non appena i signori di Lactalis hanno detto di essere disposti a pagare 2,6 euro ad azione per l’intero capitale di Parma-lat, trombe e tamburi della gran banda nazionale si sono di colpo azzittiti”. Oggi, a un anno di distanza, da altra posizione Corrado Passera ci riprova, mentre Mediobanca, nel frattempo ha partecipato al finanziamento (420 milioni su 6,7 miliardi) dell’Opa Lactalis.