Pensionati all’estero, tasse al 4% per chi rientra nei piccoli comuni: la proposta del governo per ripopolare i borghi (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Un disegno di legge presentato in Senato da esponenti di Fratelli d’Italia punta a incentivare il ritorno in Italia dei pensionati che vivono fuori dall’Unione europea. L’obiettivo è duplice: aumentare le entrate fiscali dello Stato e contribuire a contrastare lo spopolamento dei piccoli comuni, soprattutto quelli con meno di 3mila abitanti.
La misura prevede una forte agevolazione fiscale: un’aliquota Irpef sostitutiva e forfettaria del 4% su tutti i redditi percepiti, inclusi quelli prodotti all’estero e le pensioni erogate da enti italiani. Il beneficio sarebbe valido per i primi quindici anni dal trasferimento della residenza fiscale in Italia.
Il provvedimento, ancora in fase di esame parlamentare, è stato oggetto di audizioni nelle commissioni competenti, coinvolgendo rappresentanti degli enti locali e dell’istituto previdenziale nazionale.
Requisiti e funzionamento dell’agevolazione
Per accedere alla tassazione agevolata, i pensionati dovrebbero rispettare alcune condizioni precise: essere titolari di pensione italiana, vivere da almeno cinque anni in un Paese extra-Ue e trasferire la residenza in un piccolo comune italiano.
La norma vuole rendere l’Italia più competitiva rispetto ad altri Paesi che negli ultimi anni hanno attratto pensionati con regimi fiscali favorevoli. Inoltre, l’intervento è pensato per sostenere territori che soffrono calo demografico, perdita di servizi e difficoltà economiche.
Un punto importante riguarda le diverse tipologie di pensione: quelle basate solo sui contributi italiani (regime nazionale) e quelle calcolate sommando periodi contributivi maturati in più Paesi (regime internazionale). Questo aspetto è centrale per definire chi potrà davvero beneficiare dell’incentivo.

I numeri e le tendenze secondo l’INPS
Durante le audizioni è intervenuto anche INPS, rappresentato dal direttore Gianfranco Santoro. I dati mostrano che nel 2025 sono state circa 675mila le pensioni pagate con meccanismi internazionali, mentre circa 35mila pensionati italiani con pensione nazionale ricevono l’assegno vivendo all’estero.
Le pensioni in regime nazionale rappresentano la quota economicamente più rilevante, con importi medi molto più alti rispetto a quelle internazionali. Non a caso, la proposta di legge punta soprattutto a intercettare pensionati con redditi medio-alti: oltre un quarto delle pensioni supera i 25mila euro annui e molte di queste sono pagate in Paesi extra-Ue.
Negli ultimi anni si sono registrati spostamenti significativi verso Paesi europei come Spagna e Portogallo, mentre destinazioni storiche extra-Ue come Stati Uniti, Canada e Australia hanno visto una riduzione.
Impatti economici e possibili criticità
Secondo le valutazioni dell’istituto previdenziale, la misura non dovrebbe avere effetti negativi per la finanza pubblica. L’aumento del gettito derivante dalla nuova tassazione agevolata potrebbe compensare eventuali perdite legate a pensionati che sarebbero rientrati comunque in Italia.
Tuttavia, l’INPS ha segnalato una possibile criticità: dalla formulazione attuale del testo potrebbero restare esclusi i pensionati con trattamenti calcolati pro-rata tra Italia e Paesi esteri. Per evitare dubbi interpretativi, l’istituto suggerisce di chiarire esplicitamente l’inclusione anche di questa categoria.
Se approvata, la norma potrebbe rappresentare uno strumento di politica economica e territoriale, capace di attrarre risorse nei piccoli centri e sostenere comunità locali oggi in difficoltà demografica. Resta però da capire quanti pensionati sceglieranno realmente di tornare e quale sarà l’impatto concreto sui territori.
