Pensioni, forse uno sconticino alla “maledetta” classe del ’52

Pubblicato il 12 Dicembre 2011 - 12:06 OLTRE 6 MESI FA

ROMA – Sono i più arrabbiati, quelli della classe ’52. Guardavano al 2012 come all’agognato traguardo di uscita dal lavoro: ma il primo responso della cura Monti è che per la pensione dovranno attendere ancora. Con il nuovo sistema, infatti, in “pensione” ci vanno solo i trattamenti di anzianità al pari delle quote (la somma di età anagrafica e anni di contributi). In questo modo dal gennaio prossimo l’età minima per la pensione di vecchiaia delle dipendenti private sale subito da 60 a 62 anni, per arrivare a 66 nel 2018. Per le donne impegnate nel pubblico il minimo era stato già elevato a 65 anni, come i colleghi maschi.

Concretamente: una lavoratrice nata nel 1952 che pregustava la pensione l’anno prossimo dovrà aspettare altri tre anni, almeno fino al 2015. Un uomo, invece, che aveva in mente di sfruttare i 60 anni di età con i 36 di contributi (quota 96), dovrà posticipare l’uscita dal lavoro di 5 anni, almeno fino al 2018, al compimento dei 66 anni. Nei primi dieci mesi del 2011 sono stati 136 mila i lavoratori che hanno auto accesso alla pensione di anzianità: la platea interessata alla stessa condizione nel 2012 è verosimilmente la stessa in termini numerici. Ma, come detto, l’abolizione delle pensioni di anzianità ne frustra i desideri. Prima che il testo raggiunga l’Aula potrebbe essere valutata l’ipotesi di un piccolo sconto per gli sfortunati della classe ’52.

A meno che, pagando un prezzo e avendo determinati requisiti, non si voglia sfruttare la scappatoia del “pensionamento anticipato”, termine che d’ora in poi sostituirà in tutto e per tutto l’abolito “anzianità”. Per gli uomini sono richiesti 42 anni e un mese di contribuzione, per le donne 41 anni e un mese. Fino al 2014 i requisiti saliranno attestandosi alla fine della progressione a 42 anni e tre mesi per gli uomini, 41 anni e tre mesi per le donne. Una possibilità per chi, avendo iniziato a lavorare a 18 anni, nel 2012 ne compia 60. Ma, ripetiamo, dovrà sacrificare un pezzo di assegno visto che l’opzione vale al prezzo di una penalizzazione. Parliamo di una decurtazione del 2% fino al compimento dei 62 anni.