Pensioni. Si studia il part-time per gli over 50 con esodo graduale dal lavoro

Pubblicato il 17 Maggio 2012 11:50 | Ultimo aggiornamento: 17 Maggio 2012 11:50

ROMA – E’ nell’impiego part-time, associato a uno scivolamento graduale verso la pensione, il futuro prossimo dei lavoratori over 50-55, almeno secondo i progetti del Governo. Il ministro del Lavoro Fornero ha illustrato il “cantiere” di proposte che, secondo una visione complessiva  e complementare del welfare, mette insieme riforma delle pensioni  e riforma del lavoro. In sintesi: in un regime di contributivo puro occorre incentivare carriere lavorative continue, dove “ogni versamento in più rafforza la pensione futura”.

Rispondendo ai quesiti sulla materia previdenziale dei lettori del Sole 24 Ore, Fornero si è soffermata, appunto, su quello che considera un patto generazionale virtuoso e che consentirà un’uscita dal lavoro più soft dei lavoratori anziani. Meglio chiamarli, come fa il ministro, quei lavoratori “non più compatibili con le esigenze produttive”. A costoro, gli over 50-55, non più in grado di reggere i ritmi imposti dalle esigenze produttive, si consentirà di rimanere in azienda o in fabbrica e di mantenere l’impiego fino a raggiungere i requisiti della pensione. Un’esigenza vera, visto che tali requisiti, con le nuove norme, sono spostati più in là negli anni. Con il part-time si permetterebbe all’azienda e allo Stato di risparmiare evitando le espulsioni dal mondo del lavoro di soggetti che avrebbero scarse se non nulle nuove opportunità di reinserimento.

Fornero introduce il concetto di “solidarietà espansiva” quando descrive un part-time degli over 50-55 impiegato per istruire, formare, far crescere i nuovi assunti e in generale i lavoratori giovani. L’incentivo al part-time dovrà necessariamente conciliarsi con le nuove norme sugli esodi e sui contratti di reinserimento contenuti nel disegno di legge sulla riforma del lavoro, in questo momento all’esame del Senato. Parlando di esodi Fornero non ha potuto evitare domande sulla questione esodati. La risposta non si discosta da quelle già fornita: il Governo guarda co attenzione alla questione ma i fondi sono pochi. A 65 mila è stata assicurata l’uscita dal lavoro con i vecchi requisiti. Per gli altri, quelli che passeranno per la mobilità lunga nei prossimi anni e ormai riconoscibili nella pubblicistica come “esodandi”, si discute ancora con i sindacati.

Una novità, sul fronte previdenziale, riguarda l’aggiornamento dei coefficienti che servono a stabilire l’entità degli assegni pensionistici applicati sul montante contributivo: a questo proposito arriverà un decreto ad hoc. Anche le casse previdenziale di professionisti e quelle privatizzate sono sotto osservazione. Dovranno superare gli stress-test: se non garantiscono un saldo attivo o in pareggio nell’arco di 50 anni (secondo le proiezioni demografiche e macroeconomiche aggiornate) scatterà il contributivo pro-rata per i professionisti. Altrimenti un prelievo di solidarietà dell’1% sulle pensioni.