Pensioni quota 100: e se non fosse un affare? Assegno ridotto dal 5 al 30%

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 novembre 2018 9:13 | Ultimo aggiornamento: 13 novembre 2018 9:40
Pensioni quota 100: e se non fosse un affare? Assegno ridotto dal 5 al 30%

Pensioni quota 100: e se non fosse un affare? Assegno ridotto dal 5 al 30%

ROMA – Davvero andare in pensione in anticipo, prima dei 67 anni fissati dalla legge Fornero, sfruttando l’opportunità offerta dal Governo di combinare età anagrafica e contributiva nella famosa quota 100, conviene? L’assegno di pensione sarà ridotto tra il 5 e il 30%, davvero è un affare, il taglio vale la candela?

Due conti in tasca dovranno farseli i 437mila contribuenti che possono aspirare a conseguire i requisiti, la platea dei pensionandi interessati: chi di loro uscirà dal lavoro con quota 100 avrà un assegno pensionistico più basso di quello che avrebbe avuto con l’uscita con l’età di vecchiaia, più basso tra il 5% e il 30% dell’importo lordo.

Il 5% in caso di anticipo solo di un anno, oltre il 30% se l’anticipo è di oltre 4 anni. La stima diffusa ieri dall’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) è legata a varie ragioni, dalla minore quantità di contributi versati che riduce il montante complessivo, all’effetto sui coefficienti di trasformazione fino alla possibilità che sia minore la parte calcolata con il metodo retributivo rispetto a quella calcolata con quello contributivo. Nessuna penalizzazione quindi, ma c’è semplicemente l’effetto dell’anticipo del pensionamento in un sistema che ormai è legato strettamente all’aspettativa di vita.

Un taglio del 30%, in pratica un ridimensionamento di un terzo delle aspettative sull’assegno di pensione, non una rinuncia che si fa a cuor leggero. Sembra pensarlo anche il Governo visto che le risorse messe a disposizione, 6,7 miliardi di euro, rappresentano praticamente la metà di quelle che sarebbero necessarie a finanziare l’anticipo della intera platea, cioè un aumento di spesa pubblica stimabile in 13 miliardi il primo anno e “sostanzialmente stabile negli anni successivi”. Il Governo in effetti ha previsto l’uscita anticipata di 350mila lavoratori, contando sul fatto scoraggi circa un quarto degli aventi diritto: lo scrive nero su bianco l’Ufficio di Bilancio, il Governo pensa che “la metà dei lavoratori non vada in pensione”.