Pensioni: un terzo dell’assegno non dai contributi. Inps pronta al ricalcolo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Marzo 2014 12:30 | Ultimo aggiornamento: 28 Marzo 2014 12:30
Pensioni: un terzo dell'assegno non dai contributi. Inps pronta al ricalcolo

Pensioni: un terzo dell’assegno non dai contributi. Inps pronta al ricalcolo

ROMA – Pensioni: un terzo dell’assegno non dai contributi. Inps pronta al ricalcolo. Il ricalcolo degli assegni pensionistici di tutti i lavoratori applicando il sistema contributivo è complicato ma possibile. Lo ha sostenuto il direttore generale dell’Inps Mauro Nori nella sua audizione informale alla Camera. Cioè se il Governo ha davvero intenzione di rimettere mano alle singole posizioni di 16 milioni e mezzo di pensionati per verificare lo spread, la differenza fra quanto preso e quanto effettivamente versato, può farlo. Anche se per i dipendenti pubblici manca una banca dati unica ante 1995. Magari, come è stato anche annunciato, la verifica potrebbe essere limitata agli assegni più alti, le cosiddette pensioni d’oro.

Anche perché è proprio al crescere degli importi che cresce la presunta iniquità retributiva. Libero Quotidiano, mentre dà conto della disponibilità dell’Inps al ricalcolo (“Occhio, ricalcolano  tutte le pensioni”), riferisce di uno studio recente che quantifica in un terzo, in media, la maggiorazione degli assegni, specie delle pensioni di anzianità, rispetto alla somma dei contributi versati e relativi rendimenti. Lo studio di Fabrizio e Stefano Patriarca pubblicato dal sito Lavoce.it (leggi qui).

Per le pensioni dei lavoratori dipendenti privati maturate dopo il 2008, sui circa 12 miliardi di spesa pensionistica circa 3,5 miliardi non sono “giustificati” dai contributi pagati. In particolare l’entità dello squilibrio diminuisce all’aumentare dell’età di pensionamento per effetto della minore speranza di vita nel calcolo contributivo. Infatti per le pensioni percepite all’età di vecchiaia (di cinque anni più alta in media di quella di anzianità) lo squilibrio è minore ed è in media pari al 15 per cento. Questi valori crescerebbero includendo anche i dipendenti pubblici. Per le sole pensioni di anzianità, vi sarebbero quindi ulteriori 2,5 miliardi che porterebbero il totale dello squilibrio (solo per le pensioni di anzianità maturate dal 2008 al 2012) a circa 6 miliardi di euro annui nel 2012.