Ricco o povero, come nasci così muori. Più che nel secolo scorso

di Riccardo Galli
Pubblicato il 21 Gennaio 2020 9:08 | Ultimo aggiornamento: 21 Gennaio 2020 9:13
ricchi e poveri

Ricchi e poveri, cosa ci dicono i dati Oxfam (Foto Ansa)

ROMA – Poco più di duemila persone possiedono una ricchezza superiore al patrimonio di 4,6 miliardi di esseri umani; mentre alla metà più povera della popolazione resta meno dell’1% della ricchezza globale. E’ l’allarme, anzi sono i dati presentati da Oxfam, confederazione internazionale di organizzazioni non profit. E la brutta notizia è che non c’è niente da fare. Se nasci ricco rimani ricco, se sei povero rimani tale. Più di quanto accadeva nel secolo appena passato.

Come ogni anno, alla vigilia del vertice di Davos, in Svizzera, dove si ritrovano i potenti del mondo e della finanza, Oxfam ha presentato il suo rapporto sulla redistribuzione della ricchezza nel nostro Pianeta. La foto che ne è uscita è un’immagine stranota dove i pochi, pochissimi più ricchi possiedono tanto quanto intere nazioni e spesso anche di più. Il patrimonio delle 22 persone più facoltose, ad esempio, supera la ricchezza di tutte le donne del continente africano; e l’1% più ricco, sotto il profilo patrimoniale, deteneva a metà 2019 più del doppio della ricchezza netta posseduta da 6,9 miliardi di persone.

Una simile concentrazione, non serve essere novelli Karl Marx per immaginarlo, non fa bene alla società con la polarizzazione tra ricchi e poveri che si è persino accentuata negli ultimi anni assottigliando sempre più la classe media. Ma la cosa peggiore è che, in Italia ma non solo, il cosiddetto ‘ascensore sociale’ è rotto, fermo in manutenzione. Non si sale e non si scende quindi, ma non si parla in questo casi dei piani di un palazzo bensì della collocazione sociale. Nascere povero e diventare ricco, o nascere ricco e ritrovarsi povero, sono delle eccezioni degne quasi di un copione cinematografico. Nella maggioranza dei casi chi nasce con un grasso conto in banca, un papà ricco e una mamma in carriera, nella vita avrà ottime possibilità di avere un alto reddito e conservare la condizione socio-economico di partenza. E lo stesso farà chi nasce in bolletta: anche lui conserverà la medesima collocazione sociale. Rimanendo in bolletta.

Qualche numero. Negli ultimi 20 anni, cioè nell’ultimo millennio, solo il 4% delle persone che sono nate tra il 10% più povero dei redditi è riuscita a fare il grande salto e finire nel 10% più ricco. Al restante 96% non è andata così bene. Dall’altro lato dello specchio, tra le persone nate nelle famiglie più ricche una su quattro è rimasta tale.

Colpa del mercato del lavoro? Certo. Colpa di una società che di meritocratico non ha nulla? Vero. Ma, non per voler scomodare il filosofo di Treviri, colpa soprattutto del nostro modello di società capitalista o post-capitalista che la si voglia definire. In America infatti, nei tanto decantati Stati Uniti dove il merito paga e dove il mercato del lavoro è decisamente più dinamico, va peggio che nel nostro vituperato Paese.

E’ infatti più probabile che un ragazzo nato a Roma abbia un reddito superiore di almeno il 50% rispetto a quello del genitore che non un ragazzo nato a New York. Meglio, nemmeno a dirlo, se invece che a Roma quel ragazzo sarà poi nato a Milano. Il suddetto ascensore, immobile nel Meridione, singhiozza infatti almeno un po’ più al Centro e soprattutto al Nord.