Sanità, cade l’obbligo di ridurre i prezzi: addio alla spending review sui costi dei prodotti

Pubblicato il 23 Dicembre 2012 - 11:33 OLTRE 6 MESI FA
Nella foto: un defibrillatore

ROMA – Addio alla spending review sui costi dei prodotti sanitari che prevedeva l’istituzione di un osservatorio dei prezzi, decisa dall’allora ministro Fazio. Se entrata in vigore, la norma avrebbe fatto risparmiare alle casse dello Stato un miliardo di euro. 

Secondo l’ex ministro della Salute Fazio, questa differenza di costi era dovuta in parte al “costo della corruzione”. Per questa ragione, il 15 luglio del 2011, aveva istituito un osservatorio sui prezzi che aveva lo scopo di stabilire dei prezzi base. Il primo luglio scorso, l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici aveva iniziato a pubblicare i prezzi target ai quali tutte le Regioni e le Asl d’Italia avrebbero dovuto attenersi per gli acquisti dei prodotti sanitari che rappresenta circa lo 0,5 % del Pil. 

Come funziona il meccanismo lo spiega Repubblica in un articolo pubblicato domenica 23 dicembre:

“Il Garante aveva monitorato i prezzi di un paniere di circa mezzo migliaio di beni e servizi. Per ognuno di quei prodotti, aveva stilato una classifica dei prezzi per ordine di grandezza. Quindi aveva stabilito che il costo target doveva essere il decimo di quella graduatoria, il cosiddetto decile. Sette giorni dopo la pubblicazione di quel bollettino di costi sanitari, il governo Monti, con la seconda spending review, aveva stabilito che tutti i contratti superiori del 20 per cento al decile, avrebbero dovuto essere rinegoziati. Se entro 30 giorni la rinegoziazione non fosse stata fatta, il contratto sarebbe stato automaticamente annullato”.

Al tentativo di mettere ordine alla giungla dei prezzi sanitari, hanno subito risposto i fornitori e le multinazionali sanitarie, presentando una pioggia di ricorsi al Tar. A loro modo di vedere, il prezziario del Garante li avrebbe danneggiati economicamente: da qui la richiesta di sospenderlo immediatamente.

Le prime istanze alla giustizia amministrativa, però, sono state respinte.  Alla terza sezione Tar Lazio però, i  ricorsi presentati vengono tutti accolti e la tabella dei prezzi target sui dispositivi medici viene sospesa.

Secondo la terza sezione che s’è espressa il 23 novembre scorso, la tabella dei prezzi target va annullata “in quanto – si legge nell’ordinanza – non risulta l’iter logico seguito dal Garante per individuare lo specifico prezzo della categoria dei dispositivi medici”. Questa motivazione ha destato perplessità all’Autorità di vigilanza in quanto il 6 novembre, dunque prima del pronunciamento del tribunale amministrativo, una norma del governo Monti aveva trasformato in legge proprio quella procedura del decile seguita dal Garante.

Intanto però, i risparmi che avrebbero impedito che lo stesso defibrillatore che viene acquistato a Trento a 13500 euro e ad appena 50 chilometri di distanza, a Bolzano, a 16.100, sono stati rinviati a data da definirsi.