“Revisione spesa pubblica”: tagli a scuola, difesa, giustizia e interni

Pubblicato il 29 Aprile 2012 9:49 | Ultimo aggiornamento: 29 Aprile 2012 9:49

Piero Giarda e Mario Monti (LaPresse)

ROMA – Fino alla tarda notte di sabato 28 aprile, Piero Giarda ha lavorato alla spending review, ribattezzato dallo stesso ministro per i Rapporti con il Parlamento “elementi per una revisione della spesa pubblica”. Lunedì 30, il rapporto verrà portato al consiglio dei ministri esubito dopo verrà illustrato alla stampa. Come già anticipato sabato, “nel rapporto non ci sarà nessuna cifra complessiva, ma solo un metodo”, ha spiegato Giarda in una telefonata con il quotidiano Repubblica.

Le cifre dovrà metterle la collegialità del governo operando scelte e opzioni sulla base degli “Elementi” presentati dal ministro che al momento non ha voluto operare scelte che sarebbero state prettamente “politiche”.

Le indicazioni su come utilizzare le risorse si profilano utili in prima battuta il consolidamento del pareggio di bilancio nel 2013. Solo successivamente, nel caso arrivassero maggiori risorse, si prospetterà una retromarcia sull’aumento dell’Iva previsto per fine anno.

Ecco a seguire i maggiori tagli che ci saranno e quali ministeri interesseranno.

MINISTERO DEGLI INTERNI – Scrive  Republica: “Oggetto dell’opera di setaccio di Giarda i bastioni della spesa più difficili e delicati da attaccare. In prima fila il ministero degli Interni: il tema della riduzione delle Prefetture è sul campo. Oggi sono una per provincia, in totale gli “Uffici territoriali del governo” sono 103. L’obiettivo è quello di lasciarne uno ogni 350 mila abitanti. Nel mirino anche i Vigili del Fuoco, gli acquisti di beni e la questione degli affitti: il Viminale spende circa 30 milioni l’anno per le locazioni e si studia l’utilizzo di immobili demaniali”.

MINISTERO DELLA DIFESA –  La Difesa condivide con gli Interni le forze che gestiscono l’ordine pubblico: da una parte i Carabinieri e dall’altra la Polizia. Le sovrapposizioni a quanto rilevato ci sono, ad esempio con i 5 mila presidi dell’arma presenti sul territorio. Il tema però è delicato. Ancora Repubblica: ” Come pure la sistemazione dei 30 mila marescialli dell’Esercito ritenuti in esubero in combinata con il piano di riduzione degli effettivi da 180 mila a 150 mila entro il 2024 stilato dal ministro della Difesa Giampaolo Di Paola.”

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA – Altro capitolo importante su cui si vuole risparmiare, è l’amministrazione penitenziaria: aumenteranno i posti detentivi, ma si tenterà una razionalizzazione della sorveglianza. Sempre da questo ministero, arriveranno risparmi dai giudici di pace e dai piccoli tribunali che verranno accorpati. In tutto si recupereranno 5.900 amministrativi e 950 toghe.

MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE – Per quanto riguarda la scuola, Repubblica scrive: “Il grosso della spesa, (circa il 90 per cento) è destinato agli stipendi. Restano tuttavia margini per aggredire una massa di un miliardo destinata a beni e servizi: con un intervento della Consip (la società di Stato per gli acquisti) si potrebbe risparmiare il 15 per cento”.

MINISTERO DEI TRASPORTI – Per quanto riguarda invece il ministero dei Trasporti, si prevede un intervento sulla motorizzazione anche se al momento non si conoscono cifre.

Per raggiungere il pareggio di bilancio del 2013, il Def (Documento di economia e finanza) ha fissato il rapporto deficit-Pil allo 0,5 per cento, prossimo al pareggio. tuttavia, la finanza pubblica resta sulla soglia di rischio soprattutto perché molte delle misure delle tre manovre del 2011 che valgono 48,9 miliardi per quest’anno devono ancora essere applicate. A preoccupare sono anche i 13 miliardi di tagli lineari voluto da Tremonti per il biennio 2012-2013 e che potrebbero produrre effetti di rimbalzo lasciando i conti scoperti. Per far fronte a questi problemi, sono necessarie risorse per superare l’anno prossimo evitando però di “inciampare” nel giudizio dei mercati.

Il secondo stadio di cui il  “Rapporto” al momento non accenna, è la diminuzione delle tasse. Così, mentre la pressione fiscale si avvia a superare il 45 per cento e crescono le imposte locali, l’obiettivo implicito è quello di recuperare 4 miliardi per disinnescare il temuto aumento dell’Iva al 23 per cento previsto da ottobre, anche per accompagnare quei vaghi barlumi di ripresa che a quanto sembra si dovrebbero incominciare a manifestare verso fine anno.