Tasse e terremoto Emilia: che paghino i contributi con le macerie nel capannone

Pubblicato il 12 luglio 2012 11:25 | Ultimo aggiornamento: 12 luglio 2012 15:35

terremoto emiliaROMA – Messe in ginocchio dal terremoto, ora deluse da un decreto pieno di buchi e incognite, alle imprese emiliane suonerà come una beffa l’obolo da 150 milioni offerto dai partiti per la ricostruzione. Mettiamoci per un momento nei panni del titolare di uno dei tanti siti produttivi di un distretto industriale che fa la fortuna dell’intera nazione, che versa ogni anno 6 miliardi solo di tasse nelle casse dello Stato, un’area piccolissima che contribuisce per quasi il 2% del Pil e ha una stessa quota dell’intero export italiano. Si aspettava tanto da questo decreto appena approvato alla Camera e che deve passare l’esame del Senato: si aspettava soprattutto certezze, non l’elemosina o il contentino.

Mettiamoci nei suoi panni quando ogni mattina attraversa strade consolari ancora occupate da cumuli di macerie che non si sa dove trasferire perché mancano siti adeguati per la raccolta o il riciclo. Quando arriva a destinazione, dove fino a un mese mezzo fa c’era la fabbrica, il capannone, lo stabilimento, ora c’è un cantiere, con le scorte accumulate in magazzini di fortuna, con l’ansia di consegnare gli ordini, con i clienti che non ci mettono niente a passare alla concorrenza. Aspettava il decreto con preoccupazione, perché di questi tempi attendersi scelte rapide e incisive da questa classe politica è perlomeno arduo.

Si aspettava che il sistema non facesse l’errore di mettere ulteriormente in ginocchio le imprese pur di salvare qualche milione di gettito fiscale. Ma se domani queste imprese non ce la faranno, strangolate dalla burocrazia più che dagli effetti di un sisma disastroso, la perdita sarà incommensurabile. La miopia dei governanti allarga il “cratere”.

Dal punto di vista del fisco locale, il decreto alleggerisce l’Imu dei paesi coinvolti: si paga il 50% del dovuto ai Comuni e nel caso di inagibilità l’esenzione scatta da tutto l’anno e non dalla data della dichiarazione, è sospeso il pagamento della tassa rifiuti, ma non è stata soppressa la Tia, la tassa sull’igiene e la tassa per l’occupazione di suolo pubblico. Una fabbrica divelta con il tetto che tocca terra e l’anima del cemento armato in vista occupa comunque suolo pubblico e deve pagare.

La vera mazzata è però il mancato rinvio del versamento dei contributi: cioè è stata ammessa una proroga di tre mesi (dal 30 settembre al 30 novembre) per i versamenti fiscali e contributivi, mentre le imprese chiedevano il 30 giugno 2012. Il decreto, costruito come una punizione ulteriore, dimentica i sostituti d’imposta, le imprese stesse, che ogni 16 di ogni mese, terremoto o no, devono versare imposte e contributi trattenuti ai dipendenti. Nessun rinvio per il modello 770. E vale anche per gli enti pubblici. Non c’è alcuna certezza sui tempi e le modalità della ricostruzione. Stanziato, è vero, un gruzzolo di 2,5 miliardi di euro, e potrebbe non bastare specie se la questione acquista un decorso “abruzzese”. Quello che vogliono gli imprenditori è avere appunto certezze per organizzare il lavoro e modificare i bilanci, sapere se saranno bagnati da qualche goccia della pioggia di aiuti, se e come possono ricorrere a prestiti e quanto agevolati. E’ chiedere troppo fargli sapere a che tasso di interesse spunteranno i prestiti?

E’ troppo sapere come se ne esce dal paradosso kafkiano per cui si allenta il Patto di Stabilità dei Comuni colpiti ma, mancando il gettito Imu, gli stessi Comuni non avranno nessuna risorsa da spendere con tanta generosità? Così come fa tenerezza se non fosse drammatico l’obbligo solennemente sancito nel decreto che impone il pagamento entro 60 giorni dei crediti maturati dalla pubblica amministrazione, la quale, nelle zone del cratere è fatta di uffici pubblici crollati o inagibili o con danni per milioni. L’obbligo diventa una petizione di principio inattuabile, una dichiarazione d’intenti immobile sulla soglia della praticabilità.

L’Aquila. Il ministro Fabrizio Barca ha depositato alla Camera un emendamento al decreto sviluppo che chiude la fase dell’emergenza per il terremoto dell’Aquila e istituisce una Struttura permanente per la ricostruzione dei territori colpiti da futuri sismi.

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