Nucleare, la tensione sale, Governo diviso sulla proposta Ue, Letta sale sulle barricate: ma con chi sta Draghi?

di Enrico Pirondini
Pubblicato il 16 Gennaio 2022 8:00 | Ultimo aggiornamento: 15 Gennaio 2022 17:46
Nucleare, la tensione sale, Governo diviso sulla proposta Ue, Letta sale sulle barricate: ma con chi sta Draghi?

Nucleare, la tensione sale, Governo diviso sulla proposta Ue, Letta sale sulle barricate: ma con chi sta Draghi?

Guerra sul nucleare . La tensione sale. Bruxelles ha aperto alla produzione di energia atomica e il nostro Governo si è spaccato.

Letta è finito sulle barricate, Salvini lo incalza attribuendogli il caro bollette. E si chiede: “Draghi con chi sta?”. I dem sono allineati ai grillini, Conte esorta Supermario a dire no alla Ue. Insomma una bella rogna piovuta nel bel mezzo della battaglia per il Quirinale.

La polemica è deflagrata a Capodanno con la bozza  di atto delegato (“delegated regulation”) fatta circolare nella  notte di San Silvestro dai burosauri per vedere “ l’effetto che fa”. Da allora silenzi tattici e inquietanti, divisivi. Da una parte chi sostiene che “ è una opportunità da non lasciarsi sfuggire”. Sbandierano gli studi Nomisma, le favorevoli dichiarazioni di Paolo Scaroni (ha guidato Eni e Enel).

La disponibilità del ministro  Cingolani che da tempo ha dismesso la retorica verde-rosa per la quale l’ambiente si tutela solo con alcune tecnologie .

Dall’altra dem e Cinquestelle che si oppongono al ritorno del nucleare della cosiddetta “ tassonomia verde della Ue “ perché, dice Letta “è radicalmente sbagliata, il gas non è il futuro. È solo da considerare in logica di pura transizione verso le vere energie rinnovabili“.

L’Italia è circondata da centrali nucleari. Ne abbiamo ben 27 in un raggio di 200 km dai nostri confini. E due in particolare ci preoccupano perché vecchiotte e poco sicure. Quella di Bugey (a soli 150 km da Torino). E quella di Tricastin, nel sud-est della Francia, 180 km dai nostri confini. L’estate scorsa hanno avuto due incidenti. Perché l’Italia non fa un sopralluogo e chiede garanzie?.

Le centrali nucleari le abbiamo alla porta di casa ma facciamo finta di no

E l’Ue? Non ha ancora deciso se “sdoganare” le centrali come fonte di energia pulita. Traccheggia. Se ne starà nel limbo fino al 21 gennaio. Per ora si limita a valutare gli effetti della sua “sassata” in una colombaia divisa. Di qua Germania ed Austria con altri paesi nell’orbita di Berlino (ad esempio Spagna e Lussemburgo).

Di là la Francia (con una dozzina di Stati,tra cui Finlandia, Ungheria e Belgio) che è impegnata a modernizzare i 56 reattori esistenti (e a costruirne di nuovi per soddisfare il proprio fabbisogno energetico.

La Commissione europea, sulla base dei pareri scientifici raccolti, è giunta alla conclusione che gas naturale e nucleare –  alla luce della loro scarsa produzione di CO2 – sono fonti energetiche in grado di facilitare la transizione verso la neutralità climatica. “A patto che si rispettino condizioni chiare e rigorose”.

In ogni caso l’iter dell’atto delegato sul nucleare non sarà breve.

Sarà sottoposto a due esami: Consiglio Ue ed Europarlamento. E le incognite sono parecchie: ad esempio come voteranno i socialisti italiani e spagnoli? E gli eurodeputati M5S che sono nel gruppo dei non iscritti? E i liberali pronti a smarcarsi dalla linea Macron quanti sono? Mistero.

Come finirà? Nel mondo ci sono 440  centrali nucleari sparse in 32 Paesi. Cina e India stanno costruendo decine di centrali. In Europa ci sono ben 109 reattori attivi distribuìti in 14 Paesi (su 27). Queste centrali garantiscono un  quarto della energia prodotta in Europa. L’orientamento sembra chiaro.

L’assurda posizione dell’Italia sul nucleare

Ma non per l’Italia  che ha stoppato il nucleare nel 1987 ed ora è tirata per i capelli da Bruxelles. “Ma non se ne farà niente” profetizza Chicco Testa, intellettuale riformista e manager del settore. Scettico anche il Nobel Parisi. Ci sono stati due referendum e l’opinione pubblica si è dichiarata nettamente contraria. Ora per riaprire il dossier servono 10-15 anni. La nostra politica fa solo propaganda.