Genova, quarto giorno di sciopero: prove di rivolta nazionale anti privatizzazioni

Pubblicato il 22 Novembre 2013 9:28 | Ultimo aggiornamento: 22 Novembre 2013 12:46

GENOVA – IV° giorno di sciopero: prove di rivolta nazionale anti privatizzazioni. Quarto giorno consecutivo di sciopero dei tranvieri: muro contro muro con il Comune che non blocca la delibera della discordia, alla protesta si uniscono altre categorie (dagli operai della manutenzione stradale ai tassisti). La caparbietà degli addetti, il clamore dello scontro frontale con le istituzioni (Comune, Regione, ma anche Matteo Renzi), segnalano un salto di qualità: dal capoluogo ligure potrebbe partire una grande rivolta nazionale dei lavoratori delle società pubbliche partecipate dagli enti locali. “Forse la rivoluzione comincia qua, nella “strada dei re”, via Garibaldi, palazzi dei Rolli, patrimonio dell’Umanità, costruzioni nobili del Cinque-Seicento, cortili, marmi, statue, affreschi, scaloni” ha scritto per Blitz Quotidiano Franco Manzitti.

Da una parte il disagio di lavoratori non più disposti a sacrifici salariali per consentire la sopravvivenza dell’azienda pubblica Atm (in questo caso), nonostante per ciascun lavoratore i costi della precettazione siano lievitati ed abbiano raggiunto i 1.500 euro. Dall’altra, a prescindere dal tema delle privatizzazioni, la necessità nazionale (cominciata con l’applicazione della spending review) di un ridimensionamento di quella che viene definita la “multinazionale della partitocrazia”, il bubbone delle società partecipate,  7800 enti, 15 mld annui in stipendi, compresi quelli dei 19 mila amministratori. Per dire, la voragine nel bilancio Atac (municipalizzata dei trasporti nel Comune di Roma) è di quasi 1,6 miliardi, in 10 anni ha perso più di Alitalia.

Ed è su questa contraddizione (fine degli sprechi e bilanci in ordine al prezzo di dolorose ristrutturazioni e quindi licenziamenti) che si misurerà il valore del probabile futuro leader del centrosinistra Renzi che dovrà gestire il suo profilo riformista in accordo con le aspettative di un elettorato piegato dalla crisi e dalla paura di perdere il lavoro, cui ovviamente dovrà delle risposte politiche. Il primo dossier esuberi del governo Monti indicava 20 mila unità lavorative da sacrificare alla logica della spending review.

Quasi cinque ore di trattative ieri non sono bastate per raggiungere un accordo, anche solo temporaneo, sulla vertenza che assume ogni giorno toni più aspri. Chiusi al terzo piano di Palazzo Tursi, sede dell’amministrazione comunale, si sono ritrovati di fronte il sindaco Marco Doria e una dozzina di rappresentanti sindacali. Fuori più di mille manifestanti che hanno “assediato” l’edificio per tutto il pomeriggio. Le parti hanno cercato invano di trovare un modo per superare l’impasse.

Alle 18.30 Andrea Gatto, sindacalista del Faisa/Cisal e leader della protesta, è uscito da Tursi, ha preso in mano il megafono e ha tuonato: “Il Comune ha ribadito che non intende rispettare gli accordi sottoscritti. Ci chiedono ulteriori sacrifici che non siamo disposti a sopportare. Queste condizioni sono inaccettabili. La protesta continua e gli autobus non escono dai depositi”.

Applausi dalla piazza. Pochi minuti dopo è Doria a prendere la parola in Consiglio comunale per spiegare la rottura della trattativa: “Per interrompere l’agitazione la richiesta dei sindacati è stata la sospensione della delibera, ma una trattativa non può andare avanti se non si ferma uno sciopero illegittimo. Nel 2013 il contributo del Comune (30 milioni di euro) e dei lavoratori Amt (8 milioni di euro) ha permesso di mantenere in equilibrio i conti di Amt. Il contributo dei lavoratori poteva essere riproposto anche nel 2014, i sindacati hanno detto no”.

Si è conclusa così la terza giornata di sciopero, iniziata tra mille tensioni. Tre cortei si sono snodati per la città, confluendo nella centrale piazza De Ferrari. Tante le manifestazioni di solidarietà da parte dei genovesi (11.000 adesioni alla pagina dedicata su facebook), compresa quella dei “cugini” tassisti che hanno incrociato le braccia.

Fischietti, tamburi, trombe hanno scandito il ritmo della protesta, fino all’arrivo poco dopo le 13 in via Garibaldi, la “via aurea” per il prestigio dei suoi palazzi, dove si trova il Municipio genovese. Tra cori e insulti contro – nell’ordine – il sindaco Doria, il governatore Claudio Burlando e Matteo Renzi, mentre nonostante pioggia e vento i manifestanti non sono arretrati di un passo e hanno atteso gli esiti della trattativa.

Dentro Tursi il Consiglio comunale è ripreso a “porte chiuse”, approvando in serata la delibera “incriminata” sulle prospettive delle aziende partecipate (M5s, Pdl e Lega Nord hanno lasciato la Sala Rossa). Ad assicurare il regolare svolgimento della seduta – dopo l’ “occupazione” dell’aula di martedì scorso – era stato il Prefetto di Genova, Giovanni Balsamo, spiegando: “Dobbiamo preservare la democrazia. Fare uno sciopero a oltranza – ha aggiunto – è da irresponsabili. La tollerabilità di una protesta scende man mano che passa il tempo e il disagio per i cittadini cresce. In questo caso la tollerabilità è scesa a picco”.

Le immagini dei lavoratori in assemblea permanente. A parlare con loro, la mattina del 22 novembre si è presentato anche un dipendente dell’Atac di Roma che ha portato la solidarietà dei lavoratori dell’azienda capitolina (foto Ansa)