Hong Kong, la rivolta anti-Cina di “Occupy Central”: ritirati agenti anti-sommossa FOTO, VIDEO

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 settembre 2014 13:50 | Ultimo aggiornamento: 29 settembre 2014 13:59

HONG KONG – La tensione ad Hong Kong resta altissima. Nonostante il governo abbia annunciato il ritiro della polizia antisommossa – invitando i manifestanti a liberare le strade – decine di migliaia di studenti e cittadini stanno occupando pacificamente il centro, dopo una notte di violenze e di arresti che aveva fatto temere il peggio.

Dalla mattina di oggi, lunedì 29 settembre, i manifestanti bloccano una vasta area di Hong Kong Island che dal quartiere delle banche di Central si spinge fino al quartiere commerciale di Causeway Bay, e oltre. Altri concentramenti sono in corso in altre zone dell’ isola di Hong Kong e nella penisola di Kowloon, secondo i manifestanti.

“Vogliamo solo la democrazia, staremo qui finché il governo non ci darà rispste”, dicono due giovanissimi volontari che distribuiscono acqua, frutta e biscotti ai partecipanti alla protesta. Più di 200 linee di autobus sono state sospese o deviate, il traffico è stato interrotto e diverse stazioni della metropolitana sono state chiuse. La polizia, dopo l’annuncio del ritiro degli agenti antisommossa da parte del governo, quasi non si vede. Dove ci sono, gli agenti si tengono in disparte oppure cercano di dialogare con i manifestanti.

L’occupazione delle strade di Hong Kong è stata innescata da una settimana di scioperi degli studenti, ai quali nella notte tra domenica e lunedì si sono aggiunti i gruppi democratici riuniti sotto la sigla di “Occupy Central”. La linea dura seguita dal capo del governo locale Chun-yung Leung, probabilmente ispirata da Pechino, è stata controproducente, inducendo migliaia di cittadini a schierarsi con i giovani. Lueng ha parlato dagli schermi televisivi chiedendo ai cittadini di “mettere fine alle proteste illegali”. Oggi (lunedì 29 settembre n.d.r) sembra sparito e molti dei giovani chiedono a viva voce le sue dimissioni. Il governo di Pechino ultimo arbitro della vita politica nell’ex-colonia britannica tace, dove aver condannato le manifestazioni, sposando la tesi della loro “illegalità”.

I manifestanti chiedono che Pechino rimuova le limitazioni alle libere elezioni del 2017, quando per la prima volta il capo del governo locale sarà eletto a suffragio universale. Più volte nei mesi scorsi i dirigenti cinesi, e in primo luogo il presidente Xi Jinping, hanno fatto capire di non essere disposti a concessioni. Oggi anche gli studenti che occupano le strade centrale di Hong Kong, un centro finanziario vitale per l’economia cinese, sembrano poco disposti a compromessi.

Il primo ottobre è l’anniversario della fondazione della Repubblica Popolare e sono previste cerimonie e celebrazioni ufficiali che difficilmente potranno avere uno svolgimento regolare se la situazione rimarrà immutata. Domenica 28 a risposta delle autorità – che pare abbiano provato anche a bloccare internet, come denunciato su twitter – è stata durissima: invece di dissuadere la gente non ha fatto altro che aumentare in modo esponenziale la loro presenza nelle piazze.

E a nulla è valso il rilascio del leader degli studenti Joshua Wong, 17 anni, dopo due giorni trascorsi in prigione. Wong è una delle 78 persone fermate nei giorni scorsi. Fra i manifestanti, il veterano della lotta per la democrazia Martin Lee, 76 anni, colpito in pieno viso dai gas lacrimogeni, ha definito “pazzesco” il modo in cui il governo di Hong Kong, a suo dire sotto gli ordini diretti di Pechino, sta reagendo. Davanti all’uso della forza, i manifestanti si sono presentati con in mano ombrelli e cellophane con i quali proteggersi dagli spray urticanti e dai lacrimogeni, dando anche mostra di una grande capacità organizzativa e disciplina: dietro ai dimostranti, infatti, gruppi di volontari raccolgono la spazzatura, dividendola per il riciclo.

Nel frattempo, il sindacato degli insegnanti di Hong Kong ha indetto uno sciopero generale per unirsi alle proteste di ‘Occupy Central’, e gli studenti hanno annunciato di voler continuare le proteste anche nei prossimi giorni La protesta senza precedenti nell’ex colonia britannica è stata innescata dalla decisione di Pechino di porre forti limiti alle prime elezioni a suffragio universale del capo del governo locale che si svolgeranno nel 2017. Pechino ha limitato a due o tre il numero dei candidati alla carica di “chief executive”. Inoltre, il governo centrale ha stabilito che i candidati devono essere approvati da un’apposita commissione elettorale di 1.400 persone, i cui membri vengono nominati da Pechino. Per il movimento ‘Occupy Central’ questo rappresenta una chiara marcia indietro rispetto alla promessa della Cina di instaurare una piena democrazia politica. Impegno contenuto nella Basic Law, la Costituzione di Hong Kong che dal 1997 è una Speciale Regione Amministrativa della Cina.

Foto Epa/Ansa