Naufragio in Corea: il comandante del traghetto affondato fugge per primo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 Aprile 2014 10:49 | Ultimo aggiornamento: 19 Aprile 2014 8:40

SEUL – Naufragio in Corea del Sud. Il capitano del traghetto Sewol, affondato mercoledì mattina al largo delle coste meridionali sudcoreane, è accusato di aver abbandonato la nave, salendo sulla prima scialuppa di salvataggio nonostante almeno 300 dei 475 passeggeri fossero ancora a bordo del ‘suo’ traghetto.

Per il comandante coreano, il capitano Lee Jun-seok, e per altri due membri dell’equipaggio sono stati spiccati tre mandati d’arresto.

I media sudcoreani hanno fatto un paragone con Francesco Schettino,  l’ex comandante della Costa Concordia naufragata nel gennaio del 2012. Schettino ha colto, con molto poco senso dell’opportunità, l‘occasione per pontificare:

“Il traghetto affondato in Corea del Sud è stata una tragedia. Ma anche in quell’occasione il primo ufficiale che era al timone doveva dare un supporto al comandante, era troppo giovane. “Purtroppo non esiste più una scuola di ufficiali. Sono tutti giovani, senza esperienza e non danno il necessario supporto al comandante, come e’ successo a me. Purtroppo questa volta i morti sono stati molti di più”.

Nel frattempo si appesantisce il bilancio delle vittime del naufragio: i morti sono 28, i dispersi ancora 268 su 450 passeggeri, in gran parte studenti delle scuole superiori in gita.

Il vicepreside della Danwon High School, responsabile degli studenti in gita sul traghetto Sewol, si è suicidato. Il corpo dell’uomo, sopravvissuto al disastro e identificato con il cognome di Kang, è stato trovato appeso a un albero su una collina vicino alla palestra dell’isola di Jindo, a pochi chilometri dal naufragio, dove i genitori degli studenti dispersi sono riuniti e in attesa di informazioni.

IL CAPITANO SI SCUSA – “Sono davvero dispiaciuto e mi vergogno profondamente. Non so cosa dire”, ha ammesso Lee Jun-seok, 69 anni, capitano con oltre 30 anni d’esperienza.

Prima degli interrogatori della guardia costiera, Lee si è rifiutato di dare dettagli sulla dinamica delle disposizioni sia sull’emergenza sia delle procedure di evacuazione.

Il problema è che Lee si sarebbe messo in salvo a 30 minuti dal lancio della richiesta d’aiuto, sulla prima imbarcazione di soccorso arrivata.

LA RICOSTRUZIONE DEL NAUFRAGIO – La ricostruzione della tv pubblica Kbs, sposata da altri media, ha sottolineato che a gran parte dell’equipaggio è stato ordinato di abbandonare la nave malgrado le centinaia di passeggeri a bordo. La gestione dell’emergenza da parte dell’equipaggio è apparsa lacunosa.

In base alle testimonianze e agli sms inviati dagli studenti ai familiari, l’ordine è stato di indossare i giubbotti salvagente, di restare calmi nelle cabine e di non uscire sui ponti, forse nella convinzione di poter salvare la nave o di stabilizzarla in vista di un affondamento più lento e regolare.

L’inclinazione sul fianco sinistro ha accelerato il processo conclusosi in appena due ore, e molti passeggeri si sono trovati nell’impossibilità di vie di fuga mancando appigli per superare una pendenza sempre più ripida, avvalorando l’ipotesi che la maggior parte dei 286 passeggeri dispersi sia rimasta intrappolata nello scafo.

Sulle cause dell’incidente non ci sono versioni ufficiali, ma solo ipotesi: il violento impatto contro una barriera rocciosa, l’esplosione a bordo e l’improvviso cambio di rotta.

La lettura del sistema automatico di tracciamento (Ais) ha rivelato una brusca virata finale del traghetto, causa forse della caduta dei container e dell’inclinazione della nave.

I soccorsi ancora al lavoro (foto Ap/LaPresse)