Buoni e cattivi: il mondo islamico secondo lo scrittore britannico Hitchens

Pubblicato il 11 Gennaio 2011 6:17 | Ultimo aggiornamento: 10 Gennaio 2011 16:35

Prendete il mondo arabo e dividetelo in due; vi ritroverete in una realtà divisa tra buoni e cattivi. Questo, a grandi linee, è il pensiero di Cristopher Hitchens, autore del libro “Hitch-22: A Memoir”, in cui uno degli scrittori più influenti del mondo anglo-sassone dice la sua sul mondo islamico odierno.

Partiamo dai cattivi o, come afferma il giornalista il “resto del mondo arabo”; una realtà tormentata dalla corruzione, oppressa da una autarchia ed un medievalismo islamico che sta minacciando i valori cardine dell’Occidente- il liberalismo, la democrazia, la tolleranza, e le pari opportunità alle donne, agli omosessuali ed alle minoranze etniche. Facile immaginare che in questa descrizione vi rientrino paesi come l’Iran o l’Arabia Saudita e le loro costanti minacce alla comunità internazionale.

La parte “buona” dell’ islamismo invece è tutta racchiusa nella metafora ad effetto che Hitchens riprende dal suo collega giornalista Jeffrey Goldberg e che usa per introdurre il popolo palestinese. C’è un uomo (un Ebreo Sionista), che per salvarsi da un edificio in fiamme  (l’anti-semitismo e l’Olocausto Europeo) atterra su di un passante (un palestinese), e lo sopprime. Non una volta sola, ma ripetutamente (la conquista della Striscia di Gaza e della Cisgiordania, gli insediamenti nelle colonie e cosi via).

Una visione imparziale degli eventi avrebbe dovuto però spiegare che l’ uomo, prima di buttarsi a terra, più volte offre un compromesso al passante, e tutte le sue buone intenzioni, dal 1920 fino alla Guerra di Indipendenza del 1947-48, sono state rispedite al mittente. E solo successivamente “atterra” sul passante. Ma anche in un secondo momento l’uomo, che ormai ha i piedi ben piantati a terra, cerca di tendere una mano al pedone claudicante, e precisamente nel 1978 con la proposta dell’ “autonomia” e nel 2000 e nel 2008 con la soluzione del “doppio-stato”.

Ora, in un ipotetico film che Hitchens potrebbe girare, i palestinesi impersonificherebbero i nativi che vengono oppressi dalle “forze imperiali”, ma la metafora è quantomai illusoria e non conforme alla realtà. Lo Stato della Palestina infatti è una concezione prettamente religiosa di quel lembo di terra e risale agli inizi del 1920. Che cosa dovrebbero dire allora gli ebrei a riguardo della loro permanenza nella terra d’Israele dal XII secolo a.C. al VI d.C.? O della conquista araba del territorio nel VII secolo d.C. con morte e distruzione, e non tanto differente nei modi dalle occupazioni Ebraiche del 1200 a.C. e del 1948/1967? Hitchens avrebbe dovuto approfondire meglio la storia palestinese, oltre ai comportamenti e gli scopi del suo movimento nazionalistico.