Capitalismo, il suo futuro secondo Paul Collier: “Deve essere gestito, non sconfitto”. Con la sua evoluzione etica

di Emiliano Chirchietti
Pubblicato il 1 Gennaio 2021 9:10 | Ultimo aggiornamento: 31 Dicembre 2020 20:00
Capitalismo, il suo futuro secondo Paul Collier: "Deve essere gestito, non sconfitto". Con la sua evoluzione etica

Capitalismo, il suo futuro secondo Paul Collier: “Deve essere gestito, non sconfitto”. Con la sua evoluzione etica

 Cosa c’è di sbagliato in questo capitalismo? E come può essere corretto? Domande non semplici, epocali, alle quali l’economista Paul Collier, prova a dare risposta con questo libro, “Il futuro del capitalismo”, proposto da Laterza Editori. 

Cominciamo presentando l’autore, Paul Collier, uno dei più autorevoli economisti del panorama scientifico mondiale.

Professore di Economia e Politiche pubbliche all’Università di Oxford, ha diretto dal 1998 al 2003 il dipartimento per le ricerche della Banca Mondiale. Ed è stato consulente di molti governi in tutto il mondo. 

Il libro in questione, da collocare nel campo delle scienze sociali, è strutturato su quattro parti: “Crisi”. “La rifondazione dell’etica”. “La ricostruzione della società inclusiva”. “La rifondazione di una politica inclusiva”. Per un totale di dieci capitoli e  320 pagine. 

Utile puntualizzare subito da quale macro tesi si muove: per Collier “il capitalismo dev’essere gestito, non sconfitto” (pagina 25). Un libro quindi distante da chi propone modelli alternativi ma anche poco persuaso a vedere nel capitalismo contemporaneo le soluzioni ai problemi del nostro tempo.   

Capitalismo: “Stiamo vivendo una tragedia”

Scrive Collier a pagina 23. “La mia generazione ha assistito alle trionfali conquiste del capitalismo strettamente collegate alla socialdemocrazia comunitaria. La nuova avanguardia ha soppiantato la socialdemocrazia, facendo prevalere la propria etica e altre priorità. L’inadeguatezza di questa nuova etica si è brutalmente manifestata con i dirompenti effetti collaterali delle nuove forze economiche che colpiscono le nostre società. Gli attuali fallimenti del capitalismo, governato dalle nuove ideologie, sono evidenti come lo furono i successi di ciò di cui hanno preso il posto” (pagina 23).

Il riferimento è agli anni che vanno dal dopoguerra fino al 1970. Periodo nel quale, secondo Collier, prevalse, soprattutto in Europa, una dimensione comunitaria, solidale. Capace di produrre progresso e sviluppo. 

Successivamente a questa fase, se ne aprì un’altra. Nella quale ancora viviamo, una vera frattura con il passato. Il declino della socialdemocrazia, l’ascesa dell’individuo, il divenire di una società capitalista. Che negli anni ha smarrito il suo potenziale.

“Le società capitalistiche hanno sofferto di un processo di negligenza, il cui sintomo cruciale è stato il declino della fiducia sociale […] Nonostante la sua promessa di prosperità, il capitalismo contemporaneo sta generando aggressione, umiliazione e paura: la società dei rottweiler. Per realizzare la promessa, occorre ricostruire il nostro senso di rispetto reciproco” (pagina 63).

E per farlo Collier propone un “capitalismo etico”. Che definisce essere la “scomoda posizione del centro”, alternativo alla destra e alla sinistra. Il suo ragionamento è pratico, pragmatico, lontano dalle ideologie e dai populismi. “Il populismo propone il cuore senza la testa. L’ideologia mette avanti la testa senza il cuore” (pagina 42). 

 Le famiglie, le imprese e le società, è da qui che parte Collier. Per dimostrare “come i leader di questi gruppi potrebbero costruire obblighi reciproci tali da riconfigurare il capitalismo. Per operare insieme alla natura dei valori comuni, invece che contro di essa” (pagina 61). 

La prospettiva etica del capitalismo è centrale in questo saggio

Ad essa sono dedicati ben quattro capitoli, “Lo Stato etico” (terzo capitolo). “L’impresa etica” (quarto capitolo). “La famiglia etica” (quinto capitolo). “Il mondo etico” (sesto capitolo).

È questa la porzione del libro dove fanno capolino una serie di analisi e riflessioni molto interessanti. Come quella ad esempio sul “patriottismo”, che Collier considera essere una valida alternativa al “nazionalismo”.

Oppure, quando parlando “dell’impresa etica”, propone di “collocare l’interesse pubblico nella stanza dei bottoni. Laddove vengono prese le decisioni. L’interesse pubblico richiede una rappresentanza diretta nel consiglio di amministrazione” (capitolo 123). 

Ma questa parte del saggio ospita anche alcune feroci provocazioni. Come quella a pagina 128, sulla possibilità di introdurre il reato di “omicidio bancario”. Collier la presenta con parole caustiche. “Sapere che, perfino se è già in pensione con un paracadute d’oro, un ex CEO potrebbe essere trascinato via dal campo da golf. E ritenuto responsabile degli errori passati. Servirebbe probabilmente ad imporre una maggiore concentrazione mentale a chi occupa posizioni di tale responsabilità”.

La radicalità di alcune posizioni però, non deve confondere il lettore.

Come scritto ad inizio recensione, questo è un volume che non vuol sconfiggere il capitalismo, ma gestirlo.

È importante tenerlo presente. Perché altrimenti non riusciamo a cogliere l’effettivo peso delle proposte. Quel “materialismo sociale” che Collier propone come strumento di cambiamento.

Lui stesso lo puntualizza, dicendo che “Il futuro del capitalismo” non è un remake del “Futuro del socialismo”, “è un tentativo di formulare un coerente insieme di rimedi per affrontare le nuove ansie del nostro tempo” (pagina 25).

Ed allora il lettore sappia che con questo saggio “le ansie del nostro tempo” sono ben servite.  

A Collier infatti non sfuggono tutte quelle dinamiche che determinano la complessità. Il divario “tra le metropoli in piena crescita e le città depresse”. “Il drammatico scontro tra chi ha tutto e chi non riesce a farcela”, “chi vince e chi resta indietro”. Ad esse dedica metà libro.

Colpisce la drammaticità di alcuni temi, di vita reale. Che ci riportano a questioni che pensavamo in buona parte superate. “I figli dei genitori della classe istruita leggono, quelli di famiglie meno istruite no. La lettura apre le porte, ed i figli dell’élite le varcano. La scuola avrebbe il compito di risolvere il problema. Ai bambini si insegna la tecnica della lettura, ma si tratta di una cosa molto diversa dall’acquisizione dell’abitudine a leggere” (pagina 222).

“Battere gli estremismi” è l’ultimo capitolo

Per Collier “occorre rimettere in moto un processo che riporti i principali partiti al centro” (pagina 273). Ma per farlo occorre un rinnovamento etico generale, “un pragmatismo morale”.

“Quel che sostengo non è una variante al marxismo”, scrive Collier. “La differenza tra una società che pragmaticamente indirizza il capitalismo verso un fondamento di reciprocità razionale. E una guidata da ideologi marxisti: è quella fra una società in pace con se stessa e una che è lacerata da odi montanti” (pagina 284).

Ma è netto anche il rifiuto verso un “nazionalismo basato sull’esclusione”. “Rifiutando un’appartenenza condivisa. Ed il benigno patriottismo che essa può sostenere. I liberali hanno abbandonato l’unica forza capace di unire le nostre società per risolvere i problemi. Senza accorgersene, l’hanno consegnata nelle mani degli estremisti ciarlatani, che la stanno allegramente piegando ai propri scopi perversi” (pagina 284).

Dunque, il capitalismo attuale è in crisi. Dobbiamo lavorare per un capitalismo etico, ci consiglia Paul Collier con questo saggio ancorato alla realtà. E la realtà non può che essere impietosa se come scrive lo stesso Collier, oggi, “l’unica fonte di mobilità sociale è la fortuna”.

Ma come pensava Machiavelli, la fortuna è arbitro solo della metà delle azioni dell’uomo.

“Possiamo fare meglio: un tempo è successo, e possiamo riuscirci ancora”, è l’ultima frase di questo libro

“Il futuro del capitalismo”, di Paul Collier, Editori Laterza, pp. 320, formato cartaceo € 20,00, formato digitale € 11,99.