Calabrò: “Bisogna cambiare la Rai, hanno bloccato le riforme”

Pubblicato il 2 Maggio 2012 13:03 | Ultimo aggiornamento: 2 Maggio 2012 13:07

Corrado Calabrò (Foto Lapresse)

ROMA –  Una Rai svincolata dalla politica. L’AgCom ha provato a riformare la televisione pubblica, anno dopo anno, ma le proposte si sono tutte arenate. Lo dice chiaramente Corrado Calabrò nella sua relazione di fine mandato. “Nei limiti della propria competenza, l’Autorità ha tentato di promuovere una riforma della Rai. Si trattava di proposte misurate e, in quanto tali, a nostro avviso praticabili, che abbiamo rilanciato anno dopo anno. Ma hanno subito la sorte di tutte le altre”. Calabròs piega che l’Agcom ha promosso una riforma ”che svincolasse la Rai dalla somatizzata influenza politica e ne reimpostasse l’organizzazione con una governance efficiente, una migliore utilizzazione delle risorse e la valorizzazione del servizio pubblico”. ”Parafrasando una frase famosa – conclude citando Platone – potremmo dire che ‘solo i morti hanno visto la fine del dibattito sulla Rai”’.

Calabrò è intervenuto anche sulla par condicio: “La legge va aggiornata per tener conto delle mutazioni subite dalla comunicazione televisiva (specie con l’inserimento dei politici nei programmi informativi) ed è da riconsiderare in relazione all’incalzante realtà di Internet”. Calabrò riconosce comunque che ”l’impianto normativo a tutela della par condicio si è dimostrato un indispensabile strumento a tutela della democrazia” e che ”l’Autorità ne ha fatto attenta e pronta applicazione”, tra l’altro irrogando sanzioni per ”oltre 2,2 milioni di euro”. Provvedimenti ”quasi sempre impugnati”, ma nessuno dei quali ”è stato annullato dal giudice amministrativo”.

Sulla tutela del copyright sul web Calabrò ha detto: ”Finché il Governo non adottera”’ la norma interpretativa, ”noi, almeno in questa consiliatura, non ci sentiremo tenuti alla deliberazione del regolamento, pur cosi’ equilibrato, che abbiamo predisposto”. ”L’intesa – prosegue Calabrò – era che il Governo avrebbe adottato una norma di interpretazione autentica che rendesse leggibili per tutti le norme primarie che inquadrano la nostra competenza. E’ vero che una tale norma non è indispensabile, ma sarebbe certamente utile in una materia, qual è quella in questione, nella quale, per la sua sensibilità, è auspicabile la massima chiarezza”. Il presidente Agcom invita quindi il popolo della rete a non avere timori. ”L’Agcom – spiega – saprà conciliare il diritto alla libera circolazione del pensiero sulla rete nelle nuove forme della tecnologia col diritto d’autore, che è il fertilizzante della società dell’oggi e di quella a venire: anche a esso ha riguardo la Costituzione. Internet ha un’insostituibile funzione informativa; nessuno più di noi ne è consapevole. Ma nessun diritto è senza limiti”.

Lo scenario tv sta mutando, calano gli ascolti delle reti generaliste, ma sul fronte delle risorse ”permane fondamentalmente la tripartizione tra Rai, Mediaset e Sky Italia”, che ”a partire dal 2009 ha soppiantato il duopolio”. A fine 2010, ricorda Calabrò, Mediaset rappresentava il 30,9% delle risorse complessive, Sky il 29,3%, Rai il 28,5%. Intanto però la situazione tv ”è – sia pure lentamente – in trasformazione”, sottolinea Calabrò, ricordando che ”le sei reti generaliste di Rai e Mediaset detengono oggi circa il 67% dello share medio giornaliero (era l’85% nel 2005, oltre il 73% un anno fa); La7 quasi il 4%; Sky oltre il 5%. Si è affacciata alla ribalta qualche significativa tv locale. I canali tematici in chiaro sono cresciuti in audience del 27% in un anno”. E sul fronte dl digitale terrestre ”siamo a circa 80 programmi nazionale in chiaro”. Il panorama, dice ancora Calabrò, ”è destinato a un’ulteriore evoluzione in virtù dell’utilizzazione del dividendo digitale che avverrà con l’asta che sostituirà il beauty contest, la quale ridefinirà lo spettro in coerenza con la redistribuzione delle frequenze e la razionalizzazione del loro uso prefigurate nella Conferenza di Ginevra del febbraio scorso”.