“Facebook non rimuove post razzisti per interesse”: l’accusa tedesca

di redazione Blitz
Pubblicato il 15 novembre 2016 7:00 | Ultimo aggiornamento: 15 novembre 2016 7:04
"Facebook non rimuove post razzisti per interesse": l'accusa tedesca

“Facebook non rimuove post razzisti per interesse”: l’accusa tedesca

MONACO – “Facebook non rimuove i post razzisti per suo interesse”: la pesante accusa al gruppo di Mark Zuckeberg arriva da Chan-jo Jun, avvocato tedesco che con la sua azione legale ha fatto mettere sotto inchiesta proprio Zuckerberg, insieme ai manager Sheryl Sandberg e Richard Allan, per incitamento all’odio razziale in Germania. Secondo il legale, infatti, i dirigenti di Facebook non avrebbero agito in modo da contrastare la diffusione di contenuti razzisti, antisemiti e xenofobi sulla bacheche degli iscritti.

L’azienda, attraverso una portavoce, fa sapere che “le accuse sono infondate e non c’è stata alcuna violazione della legge tedesca da parte di Facebook”. Ma l’avvocato che ha promosso la causa non la pensa così.

Intervistato da Andrea Nepori per La Stampa, Chan-jo Jun sostiene che Facebook non stia facendo abbastanza per far rispettare le leggi tedesche.

“Facebook è sempre stata in grado di rispondere velocemente ma con una scarsa qualità. Questo aspetto non è migliorato in maniera significativa. Quando a settembre abbiamo segnalato contenuti che ritenevamo illegali, meno del 15% è stato rimosso alla prima notifica. Giusto di recente ho segnalato un’inserzione pubblicitaria per un negozio online di marijuana, una per lo shop di armi illegali Migrantenschrek (letteralmente “scacciamigranti”, è un ecommerce russo in lingua tedesca che vende scacciacani e altre armi a salve, nda) e un gruppo a favore dell’incesto. Nessuno di essi viola gli Standard della comunità.

(…) Quando il Policy Manager di Facebook Richard Allan è stato messo di fronte alla cancellazione dei contenuti sbagliati da parte del team di controllo, ha detto che i responsabili avrebbero meritato il licenziamento. Io credo invece che il lavoro venga svolto secondo le direttive e che siano proprio queste ultime a richiedere una revisione.

Secondo l’avvocato, insomma, si tratterebbe di una arbitraria scelta del management di Facebook, che “in Turchia soddisfa le richieste più assurde delle autorità, mentre in Germania no”. Chan-jo Jun ricorda i movimenti xenofobi come Pegida emersi da gruppi Facebook. 

 

Secondo Chan-jo Jun, se la Germania avrà la meglio in tribunale “altri Paesi seguiranno l’esempio. Una denuncia analoga alla nostra è già stata depositata in Austria la scorsa settimana”. L’obiettivo, secondo il legale, è che Facebook si adegui alle leggi del Paese in cui opera come hanno già fatto eBay e Amazon. “Non c’è nessuna ragione per cui Facebook non possa fare lo stesso”.

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