Frequenze tv, via all’asta. Flop annunciato? Nodo Mediaset che non cede le sue

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 febbraio 2014 11:15 | Ultimo aggiornamento: 10 febbraio 2014 11:15
Frequenze tv, via all'asta. Flop annunciato? Nodo Mediaset che non cede le sue

Frequenze tv, via all’asta. Flop annunciato? Nodo Mediaset che non cede le sue

ROMA – Frequenze tv, via all’asta. Flop annunciato? Nodo Mediaset che non cede le sue. Il 12 febbraio sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il sospirato bando (la Ue ce lo chiede dal 2006) per l’assegnazione di frequenze attraverso un’asta divisa in tre lotti con base d’asta fissata a 90 milioni di euro. Un provvedimento importante anche perché consente all’Italia di uscire finalmente dalla procedura d’infrazione dovuta alla mancata apertura del mercato televisivo a nuovi soggetti. Dall’asta su tutti e tre i lotti sono esclusi Rai, Mediaset e Telecom Italia Media (quest’ultima, dopo la cessione di La7 a Urbano Cairo, si appresta a chiudere la trattativa per la fusione tra Timb, proprietaria di tre multiplex per la trasmissione televisiva, e il Gruppo Espresso, che con Rete A detiene due multiplex). Sky potrà concorrere per un solo lotto. Tra i punti sotto osservazione da parte della Commissione europea c’è ora l’obbligo di chi detiene molti ripetitori, come ad esempio Mediaset, di cedere ad altri operatori parte della capacità trasmissiva.

Mediaset è stata autorizzata a trasformare la tecnica di trasmissione di una delle sue vecchie reti di antenne. Dunque ha abbandonato la televisione per i telefonini (che non ha attecchito in Italia) ed ora può usare quei ripetitori per inviare programmi classici in digitale terrestre. Questa trasformazione — in sé legittima — imponeva però al ministero di fissare un paletto a garanzia della concorrenza. In sostanza, il gruppo Mediaset doveva essere obbligato a cedere (ad altri editori) il 40% della sua capacità di trasmissione su questa rete. (Aldo Fontanarosa, La Repubblica)

Il rischio però che l’asta vada deserta (dopo che è stata scongiurata l’idea di un’assegnazione gratis tramite il famigerato beauty contest)  o comunque non realizzi le aspettative, resta comunque molto alto. I candidati ideali per garantire il pluralismo televisivo, alla fine l’obiettivo ultimo della gara come richiesto dall’Europa, sarebbero appunto Sky Italia di Rupert Murdoch e Rete A della famiglia De Benedetti.

A prescindere dal fatto che la crisi (con il restringimento dell’offerta pubblicitaria) inibisce le ambizioni delle piccole emittenti locali (il 50% dei dipendenti è in cassa integrazione), Sky già dispone di un canale in chiaro e punta a concentrare i suoi investimenti sulla pay-tv, l’editore Cairo non ha ancora deciso nulla. Qualche sorpresa, in termini di interesse alla gara, potrebbe arrivare dagli outsider come Discovery Chanel. Ma c’è un ulteriore complicazione: il mercato così com’è è già troppo affollato, le frequenze sono tante e può già risultare conveniente prenderle in affitto.