Gruppo Espresso. Morto Filippo Augusto Carbone, guidò Manzoni, Centro, Alto Adige

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 febbraio 2015 20:39 | Ultimo aggiornamento: 8 febbraio 2015 20:39
Gruppo Espresso. Morto Filippo Augusto Carbone

Filippo Augusto Carbone accanto a Caracciolo in una foto degli anni 90

TORINO – Filippo Augusto Carbone è morto a Torino, a 88 anni di età. Fu tra i “grandi vecchi” che guidarono la trasformazione del Gruppo Espresso da società editrice di un settimanale al gruppo editoriale multimediale che è ancora oggi. Prima ancora fu una leggenda della Resistenza. Staffetta partigiana sulla riviera di ponente, fu catturato dai tedeschi che lo torturarono e gli cavarono l’occhio sinistro con una baionetta.

Socialista, legato al gruppo degli ex partigiani del Psi, Filippo Augusto Carbone lavoro alla Standard e alla Sipra, fino a diventare direttore commerciale della concessionaria di pubblicità della Rai. Agli inizi degli anni ’80 favori il disegno dell’editore Carlo Caracciolo di affiancare una concessionaria di pubblicità di casa Repubblica e al sistema dei quotidiani locali che stava sviluppando. Fu grazie a Filippo Augusto Carbone che l’Editoriale L’Espresso, nel cui consiglio di amministrazione sedette per molti anni, acquisì la concessionaria di pubblicità Manzoni, all’inizio fonte di tormenti finanziari e all’origine dell’ingresso nella proprietà del Gruppo Espresso di Carlo De Benedetti, prima come salvatore poi come azionista di peso crescente.

Filippo Augusto Carbone guidò la Manzoni fino alla fine degli anni ’80. Passo la mano e iniziò una nuova carriera come amministratore di quotidiani locali, in particolare a Pescara, dove fu amministratore delegato del Centro e a Bolzano, dove gestì con mano sicura e accorta la società editrice del giornale Alto Adige, in una realtà molto complessa e non certo entusiasta dell’arrivo di un editore romano. Aperto, leale e franco al di la di ogni retorica commemorativa, umile e disponibile, Carbone si fece amare da quasi tutti e rimase in sella ben oltre i canonici limiti di età.