Justin Carter, arrestato per frase (sarcastica) su Facebook. Lo credono terrorista…

di Gianluca Pace
Pubblicato il 5 Luglio 2013 - 13:37 OLTRE 6 MESI FA
Justin Carter, la petizione su Change.org

Justin Carter, la petizione su Change.org

AUSTIN (TEXAS) – “Oh certo, sono talmente fuori di testa che ora vado a fare una strage in una scuola piena di bambini, li uccido tutti e divoro i loro cuori ancora pulsanti.” Questo post, pubblicato da Justin Carter, 19enne di New Braunfels, Texas, risposta sarcastica agli amici che lo prendevano in giro (“Sei un pazzo”, “Sei incasinato”) è costato caro. Tanto caro. Il messaggio, intercettato, è stato letto con la chiave di lettura sbagliata dalle autorità. Justin Carter è un terrorista, Justin Curter è stato sbattuto in prigione e adesso rischia una condanna fino a 8 anni di carcere.  Altro che Datagate. Altro che Edward Snowden.

Era il giorno di San Valentino, ricostruiscono i media locali, e Justin giocava a “League of Legends”, un videogioco online. Un compagno di gioco gli scrive su Facebook “Tu sei pazzo, sei fuori di testa!” e Justin risponde con sarcasmo: “”Oh certo, sono talmente fuori di testa che ora vado a fare una strage in una scuola piena di bambini, li uccido tutti e divoro i loro cuori ancora pulsanti.”

Il messaggio da Facebook finisce sulle scrivanie dell’intelligence americana e Justin dalla sua camera finisce in carcere bollato come terrorista. Serve a poco dire che gli Usa sono ancora sotto choc per il massacro della Sandy Hook Elementary School (Newton). 5 mesi di carcere e la cauzione fissata a mezzo milione di dollari non possono essere giustificati con una generica paura post apocalisse.

Justin adesso è sorvegliato a vista per rischio suicidio. “Mio figlio è un bravo ragazzo non farebbe del male ad una mosca, figuriamoci ad un bambino. La reazione esagerata delle nostre forze dell’ordine sta distruggendo la vita di Justin ed è un pericoloso esempio di come il nostro governo punisca la libertà di parola, che è protetta dal Primo Emendamento”, si legge nella petizione della madre di Justin.

Non è la prima volta, e non sarà l’ultima che negli Stati Uniti si sfiora la tragedia (e il ridicolo) per un web-malinteso. Cameron D’Ambrosio, 18 anni, del Massachussetts, scrisse su Facebook delle frasi di una canzone riguardo le bombe di Boston. E’ stato rilasciato dopo un mese. Donte Jamar Sims, 22 anni, di Charlotte, che ha avuto 6 mesi di prigione per aver attentato alla vita del Presidente, screivendo su Twitter: “Ucciderò il Presidente Obama questa sera!”.

“Justin non guarda la Tv, non legge i giornali – dichiara il padre – Non era a conoscenza degli ultimi fatti di cronaca. Ma anche se fosse un talento letterario, cosa cambierebbe. E’ giusto finire in carcere per una frase su Facebook?”

I pm locali sono convinti davvero che Justin sia una minaccia terroristica e portano avanti la loro battaglia sulla base di questa, unica e sarcastica frase pubblicata su Facebook. La data del processo non è ancora stata decisa e l’avvocato della famiglia Carter ha rifiutato il patteggiamento. Qual è il confine tra sicurezza e controllo? 

Su Change.org è stata pubblicata dalla madre di Justin, Jennifer,  la petizione “Free Justin Carter” (clicca qui). Ad oggi hanno firmato circa 74mila persone e sul Web qualcuno già vende magliette per difendere Justin (qual è il limite del marketing?)

“Mio figlio è stato arrestato, non possiamo permetterci la cauzione e Justin ha trascorso il suo compleanno in carcere – scrive la madre su Change.org – Durante le perquisizioni non sono state trovate armi. Justin è stato messo in isolamento per diverse settimane. Le autorità stanno rovinando la vita di Justin. Firma la petizione!”