Rai, la raccomandazione: da Fini alla Moratti, da Berlusconi al Pci-Pds-Pd

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Giugno 2013 11:30 | Ultimo aggiornamento: 3 Giugno 2013 11:30
Rai, la raccomandazione: da Fini alla Moratti, da Berlusconi al Pci-Pds-Pd

La sede Rai in Viale Mazzini (LaPresse)

ROMA – Rai, una storia di raccomandazioni, “spintarelle” e telefonate a tutte le ore del giorno. Carlo Tecce del Fatto Quotidiano ha intervistato ex direttori e conoscitori di Viale Mazzini come Carlo Rossella, Fabrizio Del Noce, Agostino Saccà, Vincenzo Vita e Giuseppe Giulietti. Non si muoveva foglia che politico non voglia, e i politici di voglie ne avevano tante:

Non stupisce che Eleonora Daniele, secondo il racconto di Guido Paglia (il Fatto di ieri), fosse cara al sindaco Gianni Alemanno. E non sorprende nemmeno che Gianni Minoli, per testimonianza di Luigi Gubitosi (pochi giorni fa), fosse un martello che, a sua volta, faceva martellare il dirigente con i gradi più alti.

Carlo Rossella racconta delle poste che i giornalisti del Tg1 gli facevano al bagno quando era direttore del Tg:

“Ho un’abitudine un po’ sconveniente… Bevo tanta acqua e tanti infusi…”. E capita di andare e riandare. “Quando ero direttore al Tg1 non facevo in tempo a lavare le mani che, predatori spietati, in bagno i giornalisti mi venivano a questuare promozioni, rimozioni, consigli. Mi dicevano di aver cambiato partito e di voler sostenere quel politico o quel segretario”. Non se ne usciva: “O meglio, non si entrava. E così ho chiesto di avere uno spazio riservato nel mio ufficio”.

L’arte di accontentare tutti è difficile quando non impossibile:

“Mi piaceva Massimo De Strobel, estrazione centrosinistra, e lo nominai caporedattore centrale. Un finimondo, in senso letterale”. Gianfranco Fini la prese malissimo: “Mi disse: te la faremo pagare, non hai rispettato i patti. E pensare che Alleanza nazionale controllava le edizioni notturne. Ricorda che mi inventai due rubriche?”. Quali? “L’oroscopo fu affidato a una ragazza di An e l’almanacco a una dei Popolari: stavano più tranquilli, gli bastava. E mi viene da ridere se immagino la faccia di Fabrizio Del Noce che, nel mio studio, mi guardava mentre respingevo le telefonate dei politici: di tutti gli schieramenti”.

Anche il telefono di Fabrizio Del Noce, direttore di Raiuno, poi di Rai Fiction, era bollente:

“Soltanto in questi mesi di pensione anticipata, il mio cellulare ha smesso di squillare. Mi tartassavano, a qualsiasi ora, giorno e notte”. Non esageri, persino la notte? “Una sera seguivo uno spettacolo di Fiorello con il dg Flavio Cattaneo, a mezzanotte mi arrivarono quattro, cinque chiamate da un politico di centro, molto importante”. Stavano per far cadere il governo? “No, si lamentava perché una ragazza, che faceva la comparsa, non era inquadrata bene durante Uno Mattina”. E i santi, i poeti e i navigatori che vanno in televisione? “Gli appalti per la fiction hanno una funzione diversa: qualcuno a destra, qualcuno a sinistra, qualcuno al centro per non avere una cultura uniforme”.

Come Del Noce, Agostino Saccà ha diretto Raiuno e Rai Fiction, ma i giornali si occuparono molto di lui quando vennero pubblicate le telefonate con Berlusconi che gli raccomandava le sue amiche:

“L’Italia intera conosce quelle chiacchierate… però, vi assicuro, che mi cercava chiunque, politici e finanzieri, per spingere un attrice, un conduttore, un giornalista, un impiegato! Ma voglio precisare una cosa…”. Prego. “Quando Letizia Moratti mi raccomandò la moglie di Paolo Glisenti, il suo braccio destro, mi opposi con coraggio perché davvero era inadatta a fare la protagonista per una serie televisiva. Letizia, mia estimatrice e amica, non capiva. L’ho delusa e forse la deludo ancora se ne parlo adesso”.

A Raitre la musica non cambia, cambia solo il colore della raccomandazione, come racconta Vincenzo Vita:

“A Rai3 c’era poco da fare, venivano tutti da sinistra, e non credo che le cose siano cambiate”. I fuochi incrociati: “I Ds non vollero Michele Santoro al Tg3 e la Fiat non volle Giancarlo Carcano in sede a Torino”.

Giuseppe Giulietti racconta la migrazione da un partito all’altro dei suoi colleghi:

A che servono i partiti in Rai? “A ritirare le tessere. Ho sentito di decine di colleghi che saltavano un po’ di qua e un po’ di là con la speranza di poter migliorare la qualifica e lo stipendio”.