Rai: a San Marino spesi 3,1 milioni all’anno, firmò D’Alema nel 2008

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Giugno 2013 10:55 | Ultimo aggiornamento: 3 Giugno 2013 10:56
Rai: a San Marino spesi 3,1 milioni all'anno, firmò D'Alema nel 2008

La sede della tv di San Marino, Smtv

ROMA – A San Marino c’è una televisione, Smtv, finanziata dalla Rai. Un costo di 3 milioni e 100 mila euro all’anno per le casse dello Stato, grazie a un trattato internazionale firmato nel 2008 dall’allora vicepremier e ministro degli Esteri Massimo D’Alema. Altri 900 mila ce li mette la piccola Repubblica del Titano.

Un “investimento” dimenticato ritirato fuori da Emiliano Liuzzi sul Fatto Quotidiano: un’emittente che dà lavoro a 60 dipendenti fra giornalisti, impiegati e operatori. Il solo direttore editoriale, quando questo ruolo è stato ricoperto da Carmen Lasorella (2008-2012), prendeva uno stipendio di circa 320 mila euro lordi all’anno (“ma netti sono molto meno”, diceva Lasorella all’Espresso), più le note spese, auto con autista e appartamento a disposizione. Dal novembre 2012 il direttore è Carlo Romeo, che percepisce una cifra inferiore.

La raccolta pubblicitaria va male, e del resto il bacino d’utenza della rai sanmarinese è di circa 15 mila persone. Insomma, è come avere una sede che costa 4 milioni all’anno – solo di contributi pubblici – per seguire solo quello che succede a Domodossola.

Rtv – la concessionaria pubblica del servizio a San Marino – non ci sta a passare per un capitolo di sprechi nel bilancio Rai, e ha annunciato querela:

“Peccato. Sarebbe bastata una semplice telefonata a San Marino per evitare di fornire false informazioni, per non dire balle, sul conto di un piccolo Stato, della sua RadioTelevisione e dei suoi dipendenti, il cui lavoro è facilmente verificabile e verificato tutti i giorni. Se una telefonata fosse stata troppo impegnativa, è possibile trovare altrettanto facilmente sul web i bilanci 2011 e 2012 della San Marino RTV, il Piano Editoriale e il Piano Industriale 2013-2015 e persino il reale stipendio dell’attuale Direttore Generale, purtroppo di molto inferiore a quello millantato dal Fatto. A questo punto, come spesso accade in Italia, saranno purtroppo gli avvocati a dover ristabilire la verità e chi ha sbagliato avrà sicuramente modo di pagare”.