Alitalia cassaintegrati d’oro: 80% dello stipendio e poi secondo lavoro?

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 12 Ottobre 2011 14:21 | Ultimo aggiornamento: 12 Ottobre 2011 14:21

ROMA –La cassa integrazione diventa un terno al lotto nell’ Alitalia delle meraviglie, un terno vinto sulla ruota della “disoccupazione” che tutti vorrebbero. Una disoccupazione con l’ottanta per cento dello stipendio pagato e la possibilità di cercarsi un secondo lavoro e reddito più o meno a nero. Evidentemente esiste una cassa integrazione buona e una cattiva, una disoccupazione buona e una cattiva. Se così non fosse, non si spiegherebbe quello che sta accadendo in Alitalia dove, dopo l’accordo con i sindacati, l’azienda si è messa in cerca di 700 volontari disposti ad andare in cassa integrazione straordinaria a zero ore per un periodo da uno a quattro anni. Normalmente, di fronte ad una simile situazione la reazione media del lavoratore, comprensibilmente, è simile a quella dello studente che, in vista dell’interrogazione, si nasconde dietro i cappotti o simula una fuga al bagno. Ma in Alitalia no. L’azienda cercava 700 volontari e ne ha trovati addirittura 900. Duecento in più che si sono messi in fila per andare in cassa integrazione. Singolare.

Ma singolare poi non è, non sono pazzi i dipendenti Alitalia che vedono la cassa integrazione, quella che i lavoratori solitamente temono più d’ogni altra cosa, come un miraggio ed un’opportunità, esiste una ragione. E basta fare due conti per capire la ragione qual è.

Solitamente il reddito da cassa integrazione straordinaria è un reddito al di sotto della sussistenza, 5/600 euro al mese, così è stato anche per i dipendenti Alitalia espulsi all’epoca della nascita di Alitalia/Cai. Ma per i dipendenti della nostra compagnia di bandiera oggi non è più così, per loro il reddito da cig si avvicinerà all’ottanta per cento del busta paga normale. L’ottanta per cento per stare a casa con i figli, per far un bel viaggio che non si era mai avuto il tempo di fare, per finire l’università troppo presto abbandonata, per scrivere il libro che non si era mai scritto, per fare quello che si vuole insomma. Effettivamente un’opportunità. Ma c’è di più. Per chi fosse poi vicino all’età della pensione l’Alitalia, sempre d’accordo con i sindacati, ha anche previsto e proposto uno scivolo, dopo la cig, di tre anni aggiuntivi per chi ne avesse bisogno per raggiungere i requisiti per diventare pensionato. In totale un ricco e lungo percorso di sette anni di dolce far niente a stipendio, quasi, pieno.

E poi ci sono i soliti maligni che sostengono che ci sia anche un altro motivo per la corsa alla cassa integrazione scattata in Alitalia: in teoria non si potrebbe, ma a quell’ottanta per cento di reddito si potrebbe sommare anche un secondo lavoro, a nero, s’intende. I due redditi non si potrebbero cumulare ma nel paese dove l’economia sommersa, e il lavoro nero, sono più diffusi dei funghi, effettivamente qualche volontario volenteroso potrebbe anche aver pensato ad una simile possibilità. Magari anche solo chi proprio non si sente di stare con le mani in mano.

Per ora, come in una lotteria, solo 700 fortunati potranno accedere alla tanto agognata cassa integrazione, mentre gli altri, come semplici passeggeri di un volo in overbooking, dovranno aspettare e sperare che qualcuno davanti a loro rinunci al suo posto. E la cosa paradossale è che quei settecento saranno considerati a tutti gli effetti dei cassaintegrati, come gli operai che hanno perso il lavoro. Evidentemente, esiste disoccupato e disoccupato.