Btp Italia: più inflazione più paga. Dura 4 anni, conviene se non lo vendi

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 16 Ottobre 2012 14:28 | Ultimo aggiornamento: 16 Ottobre 2012 14:29
Btp Italia: il primo titolo di stato legato all’inflazione (LaPresse)

ROMA – Btp Italia istruzioni per l’uso. Il collocamento del terzo Btp Italia è andato decisamente bene con ordini per oltre 2,5 miliardi di euro. Per fare un paragone basta pensare al secondo Btp Italia, collocato a giugno, che in totale aveva raccolto 1,7 miliardi di euro. Ma cos’è questo Btp Italia e, soprattutto, conviene o no? E a chi?

Il Btp Italia è il primo titolo di Stato indicizzato all’inflazione italiana, con cedole semestrali e durata quadriennale pensato, principalmente, per i risparmiatori. In attesa della conclusione del collocamento, che si chiuderà giovedì 18 ottobre, il Tesoro ha fissato il tasso annuale lordo minimo al 2,55%. Il valore esatto – spiega il Sole 24 Ore – si conoscerà solo giovedì e sarà determinato proprio in funzione di quella domanda che viaggia a ritmo sostenuto. Per ottenere poi il tasso di ciascuna cedola andrà aggiunto ogni semestre l’effetto dell’inflazione, calcolato sulla base dell’indice Istat Foi con esclusione dei tabacchi.

“In un contesto di tassi bassi il Btp Italia – analizza Giulio Casuccio, responsabile gestione quantitative e ricerca di Fondaco Sgr, sentito dal quotidiano di Confindustria – offre un profilo di rischio e di rendimento interessante. Ma chi lo acquista lo deve fare con l’obiettivo di tenerlo sino alla scadenza”. Un titolo buono a patto che lo si compri e poi ci si dimentichi di lui sino alla sua scadenza, nel caso di quelli in vendita in questi giorni,:  il 2016. Titoli di questo tipo, indicizzati all’inflazione (ne esistono infatti di altri ma legati al carovita europeo e non a quello italiano), nei momenti di elevata tensione sui mercati corrono rischi maggiori rispetto agli altri. Vendere prima della scadenza espone sempre il risparmiatore ad una possibile perdita, ma nel caso dei Btp Italia il rischio può moltiplicarsi.

Un titolo buono quindi, buono nel senso che offrirà rendimenti maggiori rispetto a titoli simili, ad esempio il Btp “classico”, anche lui quadriennale ed anche lui emesso dal Tesoro, a patto che chi lo acquista sia ragionevolmente certo di non aver bisogno del capitale investito prima della scadenza del titolo. Condizione ideale quindi per i risparmiatori che non hanno velleità di trader, e che sono preoccupati di come mettere “al sicuro” il loro capitale. Titolo buono per il risparmio e meno buono per le speculazioni ma, in un momento di crisi come quello ormai da lungo tempo viviamo, quanti sono i risparmiatori che dispongono di un capitale da bloccare certi che non ne avranno bisogno?

Molte le aziende che chiudono o che sono in difficoltà, dalle piccolissime fino alle più grandi del nostro Paese come molte le famiglie che erodono i loro risparmi per far fronte al momento difficile. Si vendono meno case e meno auto, ci si iscrive meno in palestra e si compra anche meno benzina. Condizioni che lascerebbero supporre che in pochi siano nelle condizioni di disporre di capitali da investire bloccandoli. Ma supposizione che, stando ai numeri del primo giorno di collocamento, è evidentemente inesatta.

Ieri (lunedì 15 ottobre) più di 2,5 miliardi di Btp Italia sono stati piazzati. A giugno, come accennato, il collocamento totale si era fermato ad 1,7 miliardi e, alla prima uscita del Btp Italia a marzo, aveva sì raggiunto la cifra record di 7 miliardi, ma nel primo giorno non aveva superato quota 1,6 miliardi. Bisognerà ora attendere sino a giovedì per conoscere il valore finale del collocamento di questa terza tranche, ma il titolo legato all’inflazione nazionale evidentemente piace. Buono se lo si custodisce gelosamente ma questo amore lascia anche intravedere una preoccupazione dei risparmiatori italiani nei confronti di un caro vita in aumento.